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Giovanni Bellini

Giovanni Bellini (Venezia 1433 ca-1516) rappresenta la svolta rinascimentale dell’arte figurativa veneziana.
Si forma nella bottega paterna accanto al fratello Gentile, ma diversamente da quest’ultimo sa emanciparsi dal gusto cortese e dalla sua raffinata descrittività; egli riesce a cogliere e rielaborare in modo autonomo i numerosi stimoli che giungevano a Venezia, passaggio obbligato per mercanti e artisti provenienti da luoghi diversi, in particolare dal nord Europa.
Proprio in quegli anni il governo della Serenissima promuoveva una serie di interventi artistici volti a riaffermare la centralità del proprio ruolo politico, di fatto messo in crisi dai nuovi equilibri internazionali.
L’attività di Giovanni Bellini, dunque, si inserisce in una fase di grande dinamismo culturale per la città lagunare, e proprio lui saprà cogliere i nuovi orientamenti e assimilarli alla specificità della tradizione locale.

Il confronto con lo stile di Mantegna evidenzia fin dalle prime opere i tratti fondamentali dei due artisti. Andrea era certamente più affermato agli inizi degli anni Cinquanta del Quattrocento; la sua influenza si manifesta nelle opere giovanili di Bellini, che ne riprende le costruzioni plastiche e la tensione emotiva delle figure sacre.
Se Bellini individua in Mantegna il principale riferimento per superare i limiti di una tradizione figurativa, egli ha saputo sviluppare in breve tempo un percorso autonomo grazie al confronto con altre esperienze.

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