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La Basilica di Santo Spirito

La concezione spaziale rigorosamente geometrica di Brunelleschi, che recupera armonia e luminosità antiche, raggiunge risultati ancora più incisivi nella più matura Basilica di Santo Spirito, la cui ristrutturazione fu realizzata tra il 1440 e il 1465, anche se la facciata, successiva, non fu mai portata a termine. Rispetto a San Lorenzo, Brunelleschi dimostra ancora maggiore rigore geometrico: la navata centrale misura il doppio in larghezza rispetto a quelle laterali e l’insieme forma un perfetto parallelepipedo; come in San Lorenzo, si percepisce nitidamente lo spazio longitudinale (a croce latina), anche se assume maggiore importanza il movimento dettato dalle profonde nicchie semicircolari delle cappelle nelle navate laterali (di larghezza uguale alle campate), che continuano nel vasto transetto. Imponente e monumentale, l’interno è una perfetta realizzazione prospettica, scandita e sottolineata dalla successione delle robuste colonne con un ritmo armonioso, ma sempre razionale e misurabile. La luce contribuisce a sua volta a definire lo spazio: la navata centrale è molto luminosa, mentre quelle laterali sono più buie, pertanto lo sguardo del visitatore viene naturalmente convogliato verso l’altare maggiore, fisicamente e simbolicamente punto finale dell'esperienza di ogni cristiano.
È questa l’ultima prova di Brunelleschi e uno dei suoi risultati più alti per concezione monumentale e coerenza stilistica. Le sue opere resteranno un fondamentale modello non solo per la generazione immediatamente successiva (per Michelozzo, Alberti e Rossellino), ma ancora nel Cinquecento si riveleranno decisive per Michelangelo, che saprà interpretare e adattare allo spirito del proprio tempo le geniali innovazioni del primo architetto del Rinascimento.
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