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Il gusto manierista:
il termine Manierisimo, ha origine nella parola "maniera", che nel corso del XVI sec. Artisti e letterati adottarono soprattutto per la sua valenza assoluta, nella stessa accezione con cui oggi è usata la parola "stile". Oggi, nel linguaggio comune, la parola maniera è usata con la stessa accezione negativa dell'aggettivo "manierato", ossia ricercato, affettato, convenzionalmente astratto e inespressivo. Anche l'aggettivo "artificioso" si sceglie per indicare qualcosa di volutamente complicato, eccessivamente ricercato: nel XVI sec., invece, si auspicava che tutte le opere d'arte e di letteratura fossero "artificiose". Il gusto manierista, elitario, nobile e sofisticato, presentò in tutta Europa caratteristiche simili; esso coinvolse non solo pittura, scultura e architettura, ma ogni campo dell'arte: dalla decorazione al teatro, dagli arredi alle arti decorative, dall'oreficeria al collezionismo, fino alla progettazione di parchi e giardini. Le opere d'arte e di letteratura dovevano risultare composte, raffinate, ricercate, in una parola artificiose, dovevano mostrare di possedere maniera, stile; e inoltre dovevano parlare un linguaggio artistico tanto elegante quanto innaturale. L'amore per la complessità, l'ossessiva ricerca della difficoltà e una sorta di fastidio nei confronti della sobrietà: l'eccesso fu dunque una conseguenza inevitabile di questo nuovo gusto artistico.

Le forte naturali tesero ad una stilizzazione che puntava a renderle raffinate, aristocratiche al punto da risultare quasi irreali, astratte. Gli uomini e le donne che animano i quadri manieristi, con le loro membra allungate, le pose studiate, gli atteggiamenti alteri, non sembrano appartenere al nostro mondo. Anche l'architettura manierista, come già la pittura e la scultura, non presenta caratteristiche definite. Rifiuto per l'imitazione aulica della classicità, della tendenza a trasgredire le regole degli ordini architettonici e una vistosa accentuazione del decorativismo, sono le caratteristiche principali.

L'Europa accolte in modo superficiale solo i caratteri più vistosi dell'arte italiana del Cinquecento. All'arte europea mancò una presa di posizione teorica che andasse oltre l'occasionale gusto per la decorazione elegante. In architettura, ad una convinta "rinascita" si opponevano le consuetudini tecniche e stilistiche delle maestranze e i gusti delle committenze, disposte ad accettare unicamente elementi decorativi, come grottesche, mascheroni e cariatidi. Gli ordini architettonici erano usati con disinvoltura. Nella scultura la corrente italianizzante dovette scontrarsi con una tendenza ancora fedele alle fantasie del Gotico. In pittura la diffusione del Manierismo italiano fu più capillare.

I pittori italiani furono molto amati nelle ricche e colte corti d'Europa. Giuseppe Arcimboldi (1527-1593) fu pittore ufficiale a Vienna e in seguito a Praga. Pittore, scenografo, costumista, coreografo, si formò a Milano. Nel 1562 si trasferì a Vienna su invito dell'imperatore Massimiliano II d'Asburgo. Nella capitale austriaca, raggiunse una grande fama con l'invenzione delle "teste composte", ossia ritratti e busti allegorici le cui figure sono ottenute attraverso composizioni di oggetti, animali, fiori, frutta e verdura combinati con funzione illusionistica.
Le Quattro stagioni (Olio su tela, Vienna) sono volti mostrati di profilo e composti da fiori, nel caso de La Primavera, frutti e ortaggi, ne L'Estate e L'Autunno, e da un veccio tronco d'albero ne L'Inverno.
Alla morte di Massimiliano, passò al servizio del successore Rodolfo II e lo seguì a Praga. Arcimboldi ci ha lasciato un suo bizzarro ritratto, l'Imperatore Rodolfo II in veste di Vertumno (Olio su tavola, Stoccolma): Vertumno era il dio delle mutazioni stagionali e difatti le fattezze del sobrano sono rese componendo fiori e frutti delle varie stagioni. E' dunque celebrato come sintesi del creato.

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