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Vista l'importanza della sua attività come architetto e artista, una parte importante della sua produzione letteraria consiste di trattati di architettura (il "De re aediificatoria", 1452, opera monumentale in dieci volumi che gli diede fama di "Vitruvio della nuova architettura"), di pittura (il "De pictura", 1435, poi tradotto da lui stesso in volgare col titolo "Della pittura") e di scultura.
Nei suoi scritti, partendo da considerazioni sull'arte dell'antichità, elabora la teoria per cui la bellezza non è altro che armonia, esprimibile matematicamente, fra il tutto e le sue parti: da qui, l'idea che nel proporzionamento degli edifici romani stia la base della progettazione architettonica.
A partire dal 1433 si dedicò alla composizione in volgare dei quattro "Libri della Famiglia", forse il suo capolavoro, terminati nel 1441.
Il trattato riproduce un dialogo che si svolse a Padova nel 1421 al quale parteciparono quattro componimenti della famiglia Alberti, a cui l'autore ne raggiunge un quinto, Battista, un personaggio immaginario che probabilmente impersona lo stesso Alberti da giovane.

In questo dialogo si scontrarono due visioni contrapposte: da una parte la nuova mentalità, borghese e moderna, dall'altra il passato, la tradizione.
Fra le sue innumerevoli realizzazioni nel campo dell'architettura, ricordiamo che è autore del Tempio Malatestiano a Rimini e del Palazzo Rucellai a Firenze

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