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Mies Van der Rohe


Per quel che riguarda invece Mies Van Der Rohe dobbiamo dire che egli, prima di emigrare negli USA, fece molti studi sui grattacieli, senza sapere che poi gli sarebbero tornati molto utili: infatti egli progettò anche un grattacielo, il Saagram Building, a Manhattan, come farà anche Gropius quando emigrerà. Da alcuni modellini di grattacieli si nota come lo sviluppo in altezza dell’edificio era assicurato per mezzo di pilastri realizzati in acciaio, che sopportano maggiormente il peso rispetto a pilastri di cemento armato, e la facciata era realizzata completamente in vetro. La sua opera più importante è però la progettazione e la costruzione di un padiglione per l’esposizione universale del 1929 a Barcellona, dove egli realizzò il padiglione tedesco: al termine della manifestazione il padiglione venne smontato ma in seguito, quando venne nominato come assessore del comune di Barcellona un architetto che conosceva ed aveva apprezzato il lavoro di Mies Van Der Rohe, decise di farlo ricostruire attenendosi fedelmente ai progetti ed ai disegni dell’artista. Poiché il luogo che Mies Van Der Rohe doveva realizzare aveva come scopo quello di rappresentare al meglio la Germania, era libero di organizzare gli spazi nel modo che credeva più opportuno, con una pianta aperta e che vede molte linee orizzontali e verticali: la sua architettura, per la semplicità, venne infatti paragonata anche alla pittura di Mondrian.
La funzione portante nel progetto viene affidata ad otto esili pilastri d’acciaio, molto leggeri ma comunque sufficiente per sostenere una struttura ad un solo piano, e che non furono comunque inglobati nelle pareti ma vennero lasciati a vista vicino alle pareti in quanto Mies Van Der Rohe non voleva rinunciare alle pareti completamente vetrate. Per rappresentare la Germania realizza anche l’arredamento interno, tra cui spicca una poltroncina, che chiamò Barcellona, la cui novità, rispetto ad altre poltrone, come ad esempio quella di Rietveld nella casa Schroeder, era quella di avere come funzione principale quella di far sedere il più comodamente possibile: essa quindi presenta un’imbottitura in pelle sia sulla seduta che sullo schienale ed una struttura realizzata sempre con un acciaio molto resistente ed esile. Egli utilizzò anche una frase, divenuta celebre ed anche abusata in seguito, per far comprendere come l’architettura dovesse essere basata sull’essenziale: less is more ( meno è più ); infatti anche nella progettazione del padiglione per l’expo a Barcellona, utilizza una struttura minimale per le poltrone imbottite, rendendo però questa rinuncia all’ornamento un elemento di stile.

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