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Padiglione della Secessione Viennese

Gli artisti della secessione viennese si autotassano e si insediano in un padiglione, che rimane tutt’ora una mostra per i giovani emergenti. L’architetto è Olbrick; il presidente della secessione è Klimt, che si occupa delle decorazioni. Le pareti sono bianche opache perché le opere producono riflesso e danno fastidio; serve quindi una luce dall’alto, che fa leggere meglio l’opera. Sopra c’è una cupola con foglie di bronzo dorate. Sull’ingresso sono raffigurate 3 gorgoni che disegna Klimt, che rappresentano le 3 arti. Tutte le foglie dorate che fuoriescono danno un’idea di sacralità.
La struttura ha il piano terra dove vengono esposte le opere degli artisti emergenti in modo temporaneo; sotto c’è un seminterrato con delle opere di Klimt; nel 1902 viene fatta una mostra dedicata a Beethoven, con un fregio ai lati fatto da Klimt. Egli usa materiale temporaneo perché le opere andavano rimosse; sono però così belle che rimangono. Klimt usa tela grezza, delle pietre, delle plastiche trovate per terra e dei chiodi. L’opera rimane sotto nel museo in permanenza. L’opera parla della potenza dell’arte, che può elevare l’uomo, farlo arrivare alla verità (dalle teorie di Nietzsche). Da una parte c’è un cavaliere, che ha le sembianze di un direttore dell’orchestra di Beethoven, che viene spinto dalle persone nude e magre, che devono salvare l’uomo dai mostri del proprio tempo: le 3 gorgoni, un mostro che sembra un orango con i peli fatti da serpi, eliminato da Zeus, con vicino 3 donne che rappresentano i peccati dell’uomo; la vita dell’uomo è un’angoscia, dalla quale l’uomo è liberato con l’arte. C’è un’altra parte del fregio con una donna che raffigura la poesia, con la musica; attraverso la poesia, l’arte, la pittura, la scultura e l’amore, l’uomo può trovare la felicità.
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