Video appunto: Realismo - Caratteristiche generali

Realismo




Contesto culturale



Nell'Ottocento il sistema dell'arte ruota attorno a Salon, mostre accademiche periodiche e grandi esposizioni. Tuttavia gli accademici che selezionavano le opere da esporre e la critica ufficiale, che contestavano i soggetti volgari e lo stile popolaresco dei nuovi artisti, erano molto restii ad accettare i cambiamenti, spingendo gli artisti che sperimentavano stili innovativi ad organizzare delle mostre autonome fra cui il Pavillon du realisme, il Salon des Refuses e il Salon des Indipendants.


Soggetti e temi



Abbandonano i temi classici per dedicarsi a temi contemporanei quali paesaggi urbani, il lavoro, le abitudini di vita delle diverse classi, paesaggi, scene di vita contadina.

Peculiarità rispetto ai movimenti artistici precedenti



Caratteristica fondamentale del realismo é il distacco con cui il pittore si pone nei confronti del soggetto, permettendo così l'istanza del vero come tema sociale, e l'assenza di un committente che sancisce la libertà espressiva dell'artista.

Courbet



Concezione artistica



Courbet, per la cui formazione Gericault costituisce un elemento chiave, è il fautore stesso del realismo, movimento che attraverso il distacco emotivo dal soggetto ritratto si prefigge il compito di rappresentare oggettivamente la realtà (e a cui parallelamente a Firenze si diffuse un movimento simile costituito da Giovanni Fattori e i Macchiaioli). Egli fu anche colui che, insoddisfatto della selezione delle sue opere per l'esposizione universale, allestì il Pavillon du Realisme e pubblicò la dichiarazione di poetica intitolato appunto "Le realisme", termine che fino a quel momento era stato utilizzato usato solamente dai critici per indicare l'adesione alla realtà dell'artista e che ora assume un'accezione più spiccatamente storico-artistica. Poiché in essa venivano indicate delle precise scelte nella rappresentazione artistica tale scritto divenne il manifesto stesso del movimento realista. Secondo Gericault, infatti il pittore possiede un forte ruolo sociale e ha il dovere di indagare la realtà e di educare con la propria arte. Il pittore deve quindi essere libero dai vincoli della ricca committenza e da quelli accademici che, attraverso l’insegnamento rigoroso e dogmatico di canoni da imitare, eliminano la concezione di un’arte come espressione di individualità, di indipendenza e di libera espressione delle idee; fonda infatti un movimento anti-accademico fondando una scuola sua in cui le lezioni consistevano nel solo vederlo dipingere così che le sue parole e le sue idee non influenzassero i suoi allievi. Inoltre per poter adempiere al proprio ruolo sociale è necessario che l’artista scelga come soggetto la quotidianità avendo per scopo il mostrare la verità e i problemi del moderno a lui contemporaneo, essendo quindi capace di cogliere la realtà nella sua dimensione quotidiana e interagirvi, ossia lasciando che il poeta ne ritragga usi e costumi secondo il suo giudizio.

Vita



Courbet nasce nella Francia Contea e si forma principalmente frequentando i musei, dove rimane molto colpito dalla pittura veneta, olandese, spagnola. Courbet è inoltre caratterizzato da una forte ideologia anti-tirannica e apre il Pavillon du realisme.


Gli spaccapietre



La tela de “Gli spaccapietre” mostra perfettamente il grande interesse dell’artista per le condizioni sociali delle persone meno abbienti che tuttavia non drammatizza ne compatisce. Courbet ritrae infatti la completa miseria dei due uomini al lavoro sotto al sole cocente, la cui intensità viene sottolineata dalla violenta illuminazione del primo piano in cui i due personaggi si affaticano. Il taglio è quindi ravvicinato permettendo di metterne ben a fuoco l’umiltà e la consunzione dei loro abiti. La consistenza plastica delle due figure viene poi sottolineata dalle ombre molto scure che essi proiettano e dall’innovativa tecnica dello spatolato, che prevede di spalmare il colore sulla tela in modo meno preciso e più rapido con una spatola, rendendo così i colori più materici e il dipinto più verosimile attraverso la messa a fuoco di un solo piano. A conferire concretezza alle figure è anche il loro portamento massiccio e fermo che, in contrasto con il movimento in cui sono colti, denuncia l’alienazione del loro operare, ulteriormente sottolineato sottraendo i volti alla rappresentazione, sintomo anche del pudore e della consapevolezza della loro umiltà, e alla mancanza di profondità, che acuisce anche il senso di oppressione.

L’atelier del pittore



Il titolo completo dell’opera esposta nel Pavillon du realism, “L’atelier del pittore. Allegoria reale che determina una fase di sette anni della mia vita artistica e morale”, presenta un evidente ossimoro, allegoria reale, che evidenza i due diversi piani di interpretazione dell’opera. Le figure presenti sono organizzate in tre gruppi che rispecchiano la sua visione della società: il gruppo di destra, più compatto, rappresenta gli istruiti, fra cui si riconoscono anche numerosi personaggi storici, il gruppo di sinistra, più dispersivo e eterogeneo, che rappresenta gli incolti, e al centro il pittore che si autoritrae nell’atto di dipingere un paesaggio, che sembra far riferimento a “La Tempesta” di Giorgione (quadro a cui potrebbero forse appartenere la donna e il bambino), tema per lui di grande importanza, accompagnato da una donna, simbolo della Verità-Pittura, e da un bambino, simbolo della spontaneità come fondamento della creatività del pittore, e che diventa prototipo della figura del pittore (tema rimarcato poi dal bambino sdraiato per terra nel gruppo di destra intento a disegnare su un foglio). Il pittore occupa quindi il centro della composizione, sottolineando il suo ruolo di mediatore che deve, attraverso l’arte, avvicinare Il mondo delle arti, allegoricamente rappresentato dal gruppo di destra e unico elemento terreno in grado di nobilitare l’animo umano, e quello del popolo incolto che, non potendo accedere allo studio e non avendo quindi la possibilità di nobilitarsi nonostante lo necessitino (così da migliorare la propria condizione che nell’opera viene rappresentata dai loro abiti logori e dal capo chino), necessitano l’aiuto dell’artista realista. Egli, per far questo, deve quindi saper mettere a nudo la verità, ponendosi in modo obbiettivo di fronte alla realtà e operare utilizzando modelli veri, e guardando il mondo con gli occhi innocenti di un bambino. Anche orizzontalmente la struttura si sviluppa in tre nuclei, la cui divisione viene accentuata dalla luce che progressivamente si fa più fioca: il primo piano è infatti caratterizzato da una luminosità intensa e diffusa che permette una nitida definizione delle figure e degli oggetti in primo piano (il nudo di donna, il drappo e lo scialle), mentre sullo sfondo le figure si fanno via via più evanescenti. Lo sfondo è infatti caratterizzato da superfici molto materiche e smaterializzate. Esso rappresenta una critica alla pittura accademica, simboleggiata dal manichino appeso dietro al cavalletto, in quanto costituisce una quinta scenografica, ossia la ricreazione dei paesaggi che si volevano dipingere da porre dietro ai modelli ritratti, costituendo quindi un forte elemento di finzione. Il carattere allegorico dell’opera viene poi sottolineato dalla scarsa connotazione dell’ambiente, rendendo l’atelier un luogo mentale del pittore, e dalla grandezza della tela, che diventa quindi critica al gigantismo accademico.