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Pop Art: dalla società di massa alla produzione in serie


La pop art si sviluppò durante gli anni 60 del XX secolo in Inghilterra nell’ambito delle attività proposte dall'Indipendent Group, associazione artistica sorta nel 1952 all’interno dell’Institute of Art, principale luogo di ritrovo di giovani artisti, scrittori e architetti londinesi.
Tra gli esponenti più importanti della pop art figurano critici, come ad esempio Lawrence Alloway; artisti, come Richard Hamilton e Andy Warhol, oltre a numerosi architetti e fotografi.
Il termine “pop art”, utilizzato per la prima volta dal critico Lawrence Alloway, deriva dalla contrazione dell’espressione inglese popular Art, che in italiano vuol dire arte popolare. In questo contesto, il termine popolare si riferisce agli oggetti che, in seguito allo sviluppo industriale, venivano prodotti in serie, diventando oggetti di massa, appunto popolari. Ciò accadeva soprattutto negli Stati Uniti, dove proprio per questo la pop art si sviluppò maggiormente.
Gli esponenti della pop art analizzarono e scelsero di rappresentare attraverso le loro opere i diversi aspetti della società di massa, dai film alla musica, alla pubblicità e alla moda. Essi rappresentarono nelle loro opere anche gli oggetti caratteristici della società globalizzata, come ad esempio pubblicità, lattine, riviste, bibite in bottiglia, ecc, simboli efficaci della massa anonima e omologata perché, proprio come essa, non possiedono un volto ma al contempo sono conosciuti da tutta la società consumistica grazie alla continua pubblicità, che li rappresentava come fossero opere d’arte. La Pop Art propone dunque una vera e propria arte di massa.
Dati i temi che si proponeva di affrontare, la pop art assimilava stimoli e tendenze provenienti dalla società esterna. Per questo motivo, essa non rivolgeva l’attenzione allo studio introspettivo dell’individuo, ma aspirava a fondere le arti figurative con i mass media e le pubblicità; si passò così dal soggettivismo alla collettività. Gli esponenti della pop art si posero interrogativi completamente diversi da quelli indagati dagli artisti del passato: essi si chiedevano come avrebbero potuto conservare il carattere esclusivo dell’arte e, soprattutto, come fosse possibile creare una commistione tra le esigenze artistiche e la società consumistica.
Il tentativo di rispondere a questi interrogativi determinò la creazione di numerosi stili diversi da parte degli artisti che aderirono alla pop art, i quali si specializzarono in varie branche artistiche: foto; rielaborazione di immagini pubblicitarie; fumetti; performance e, in alcuni casi, persino opere improvvisate dall’artista davanti agli spettatori; essi introdussero nella loro produzione l’uso di strumenti non tradizionali della pittura, come il collage, la fotografia, il cinema e la musica.
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