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Jackson Pollock

Pali blu (1953,olio-smalti sintetici-vernici all’alluminio su tela;circa 2x5)
Gli anni tra il 1947 ed il 1950 costituirono gli anni più felici per l’artista, che stava attraversando proprio in quel periodo il suo momento di maggior successo; questo momento di gioia spinse l’artista ad abbandonare l’uso di alcool che sempre aveva avuto un ruolo fondamentale nella sua vita. Ma nell’inverno del 1951 una grave crisi depressiva lo fece cadere nuovamente nell’alcolismo, che minò in modo irreparabile il suo corpo e la sua mente. I colori dei dipinti si fecero sempre più cupi e la vena creativa sembrò inaridirsi; in questo momento di forte sconforto il quadro Pali blu del 1953 testimonia un breve ritorno alla luce prima della crisi interiore del 1954 che lo spinse ad abbandonare quasi completamente la pittura,quindi viene visto dalla critica come uno dei quadri più importanti per capire a fondo le emozioni dell’artista e l’ambientazione socio-culturale in cui è stato creato.

Questo quadro, come quasi tutte le opere di Pollock, ha dimensioni notevoli (circa metri 2x5), non tanto per esigenze di monumentalità, quanto per evidenziare lo spazio fisico reale in cui si muove l’artista con tutta la sua gestualità. Su questa tela Pollock utilizza colori ad olio, smalti sintetici e vernici all’alluminio, spruzzandoli con batuffoli di cotone, pennelli da imbianchino, pezzi di legno. Lavora la tela stesa a terra, schizzandola inizialmente con batuffoli di cotone e passando poi all’uso di pennelli da verniciatore e travi in legno. Dopo ciò,utilizzando smalti sintetici con diversa densità,fa colare fili di diversi colore, prima il rosso,poi il giallo ed infine l’argento,colore predominante nello sfondo del quadro. L’immagine non ha più un punto di vista centrale, un sopra e un sotto, un lato sinistro e uno destro: le coordinate abituali sono eliminate perché il quadro non ha più confini. Tutta la trama che circonda i pali è stata creata gocciolando i pigmenti di colore con movimenti curvilinei della mano del tutto casuali che creano punti di minor o maggior concentrazione e densità. La densità e l'uso del colore sono magistralmente deposte sulla tela dove, malgrado il titolo, il colore blu è assente. Il titolo del quadro prende lo spunto dagli otto “pali” di colore nero paralleli ed inclinati che percorrono l'intera superficie del quadro e sono gli unici elementi riconducibili a un qualcosa di riconoscibile. Questa assenza nega il concetto si spazio, di cielo e di serenità, tipicamente associate al colore blu, mentre esalta il nero dei cosiddetti pali che paiono simboleggiare entità umane o sociali, completamente circondate e quasi sommerse dal caos delle gocciolature dei vari colori. L’artista aggredisce la tela con segni neri spigolosi, angolati, che riflettono il suo violento rifiuto della realtà.
E' come se l'artista volesse gridare non solo la sua angoscia, ma anche quella degli altri esseri più sensibili che si sentono attorniati, accerchiati, quasi annullati dalla caoticità del mondo. Altri critici infatti vedono in questo quadro la rappresentazione della metropoli americana,dove uomini e grattacieli spiccano nel caos creato dalla società,altri ancora vedono invece in quest’opera la rappresentazione delle più profonde regioni del nostro inconscio dove risiedono incubi e tabù; è comunque chiara la forte idea dell’autore,secondo il quale quest’opera deve lasciare libera interpretazione ad ogni persona. Se si considera il titolo del quadro, pali blu, a ben vedere si intravede anche un aspetto positivo, un barlume di vita nascere da quegli stessi pali: il nero, colore della morte, dell'annientamento della personalità umana, forse, verrà sommerso dal blu dello spazio libero, della serenità.
Per poter al meglio comprendere quest’opera occorre citare una frase celeberrima che l’autore utilizzzò quando,dopo aver dipinto quest’opera, gli chiesero come mai si fosse staccato completamente dalle forme e dal concetto di opera: [s]“ma secondo voi nel ventesimo secolo, come faccio io a rappresentare la bomba atomica, i campi di concentramento, la teoria della relatività con la prospettiva rinascimentale?”.[/s]


NUMERO 27 (1,2X2,7 metri, olio smalti e vernici ad alluminio)

Uno degli esempi più alti della sua arte è il dipinto Numero 27, il quale si colloca a metà della sua produzione artistica; il quadro fu realizzato nel 1950 e si tratta di un olio su tela che misura 124 x 269 cm ed è attualmente esposto nel Whytney Museum of American Art. In questo dipinto l’aspetto fondamentale è l’equilibrio fra le prime pennellate,di colore nero,e le successive di colori più chiari. I colori e le linee sono distribuite sulla tela attraverso la tecnica dell’Action painting: secondo le fonti,come da tradizione,l’artista si muove attorno alla tela posizionata sul pavimento ascoltando musica jazz per meglio poter esprimere il momento di creatività che sta vivendo,per usare le parole dell’artista. Pollock intinge il pennello in un barattolo di vernice nera e lascia che il colore goccioli sulla superficie bianca creando filamenti, schizzi, pozze, a volte lasciando che la vernice sgoccioli da un bastone invece che dal pennello, altre volte riversando direttamente il contenuto del barattolo sulla tela. Poi passa ad altri barattoli e ad altre vernici. Alla fine sulla tela rimarranno impressi sei colori: bianco, nero, giallo, verde oliva, grigio e rosa pallido,sparsi sulla tela con un’azione talvolta rapida, altre lenta, e l’artista non si ferma fino a che non vede ciò che vuole vedere, fino a quando sente che il dipinto è finito
La fusione dei colori,che lascia poco spazio al colore bianco della tela,genera un tema indecifrabile e che,come molti quadri di questo artista,da libero sfogo all’interpretazione. In realtà in questo, come in altri quadri, Pollock ha in mente un’immagine che viene coperta dalle successive pennellate, perché il suo intento, come dichiarò nel 1950, è [s]“velare l’immagine, la quale diventa oscura e misterica”[/s]. la natura viene rielaborata in forme astratte e fortemente espressive che alimentano l'irrazionale, l'inconscio e la libera espressione

Riportiamo una frase famosa che Pollock utilizzò per spiegare la sua arte e la sua tecnica: [s]“I pittori più moderni lavorano da una fonte diversa . Lavorano da dentro … Quando sono nel mio quadro, non sono a conoscenza di quello che sto facendo. E’ solo dopo che arriva una sorta di ‘presa di conoscenza’, momento in cui vedo sulla tela quello che sono … la pittura ha una vita propria . Io cerco di farla venire fuori “.[/s]

Quest’opera è stata al centro della mostra a Palazzo Reale,dal 24 settembre 2013 al 16 febbraio 2014, intitolata “Pollock e gli irascibili”, nome di un gruppo di artisti che denunciò e contestò nel 1950 il Metropolitan Museum di New York per l’esclusione subita da una grande collettiva dedicata alla pittura americana contemporanea.

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