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L'arte informale


È un movimento post seconda guerra mondiale. Si rimettono in gioco le arti. Sotto questo nome vanno moltissimi generi, che hanno in comune il concetto che l’azione dell’artista fa parte dell’opera d’arte; si vedono 3 personaggi. Pollock in America conosce i murales di Rivera e ne rimane colpito, soprattutto per l’idea dell’estensione dell’opera d’arte. La sua arte va anche sotto il nome di espressionismo astratto. In Italia abbiamo Fontana e Burri.
Pollock ha una vita difficile; già a quindici anni è alcolizzato; tutta la sua vita è caratterizzata dal problema dell’alcol. Cambia diverse scuole, si avvicina all’arte in diverse parti. Il padre muore durante la depressione del ’29. È l’ultimo di 5 figli. Viene notato da un critico, in particolar modo da Guggenheim, che gli propone un contratto in cui gli dà un vitalizio e lui realizza le opere che desidera. Pollock diventa un nome importante. La sua opera è di grandi dimensioni; non lavora mai su un cavalletto o a parete. Ma distende grandi rotoli a terra, dove cammina attorno e butta e stende il colore un po’ come fosse uno sciamano indiano. Prende poi un barattolo e sparge dei puntini con la spatola. Usa la tecnica del dripping (schizzare i colori sull’opera). L’action painting è l’azione del dipingere dell’artista che fa parte dell’opera. Recupera la cultura degli indios americani dello sciamano che faceva disegni sulla sabbia, che poi venivano cancellati.
Si chiama espressionismo astratto perché esprime lo stato d’animo del pittore al momento.
La composizione diventa un’opera infinita; può essere estesa all’infinito.
Usa l’olio e l’acrilico, il nuovo materiale che viene usato dopo la seconda guerra mondiale. Ha la lucentezza dell’olio ma asciuga un po’ prima.
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