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Pablo Picasso: i tre periodi


Periodo blu: poveri in riva al mare

L’opera ritrae una famiglia: un padre; una madre e un bambino. Essi hanno le mani vuote, simbolo della povertà e della pochezza. Picasso è particolarmente coinvolto in quest’opera perché tramite essa vuole rappresentare e criticare la drammatica situazione che allora imperversava in Spagna, in particolare in Andalusia, dove nessuna delle classi abbienti dava sostegno alla gente più umile.
Il bambino (simbolo della povertà) tende la mano verso i genitori, quasi illudendosi che essi abbiano qualcosa da mangiare per lui. I genitori, desolati e a mani vuoti, hanno la testa china in segno di mortificazione e umiliazione. Il colore prevalente è il cupo blu del mare leggermente increspato in cui si notano le piccole onde bianche tipiche del mare poco agitato. L’orizzonte finisce netto e chiaro senza quasi nessun’ombra. La donna indossa una tunica chiara che sembra quasi una colonna dorica. I volti lasciano trasparire la desolazione, il dolore e la disperazione dei personaggi. Infine, l’asse di simmetria è perfettamente a metà.

Periodo rosa: La città di D’Avignon

L’opera appartiene al periodo rosa di Picasso. La sua produzione si suddivide infatti in tre diversi momenti: il periodo blu; il periodo rosa di cui quest’opera costituisce la fase iniziale e il periodo scuro. Nel periodo rosa la produzione di Picasso sconvolge l’osservatore. Quest’opera, infatti, confonde lo spettatore e guardandola risulta difficile comprenderne il messaggio e il significato. Picasso riprende la rappresentazione delle maschere per andare oltre la quarta dimensione. Egli riprese il tema della santificazione di San Matteo del Caravaggio, in cui i personaggi sono rappresentati in modo circolare di cui la donna a sinistra sembra quasi una colonna. Essa rievoca il pensiero di Picasso secondo cui le sensazioni devono essere percepite dall’osservatore. La quarta donna rappresenta l’evidente tentativo di scoprire la quarta parete, intento espresso nitidamente nella torsione della testa della donna. La ricerca geometrica fatta sull’anatomia del corpo umano caratterizza l’abiezione di Picasso di scoprire qualcosa che potesse permettergli di scoprire la quarta dimensione. Nel 1400 era accaduta la stessa cosa affinché si giungesse, grazie a Giotto, alla scoperta della terza dimensione. Picasso non riuscì tuttavia a giungere alla scoperta della quarta dimensione. Le donne che danzano attorno alla cesta richiamano la danza africana, allusione rafforzata dalle maschere appunto africane che esse calcano sul volto.

La Guernica

La parte più importante dell’opera sono i simboli rappresentativi della Spagna: il toro e il cavallo. L’opera, letta da sinistra verso destra, mostra nella sua parte iniziale proprio i simboli della Spagna e anche in essa è evidente la ricerca della quarta dimensione. La donna raffigurata nell’opera è sofferente a causa della morte del figlio e urla la propria maledizione nei confronti di Dio. Il toro è rappresentato con la testa ruotante, il braccio della donna sembra quasi distaccato dal corpo e il cavallo sembra galleggiare. L’unica fonte di luce è l’illuminazione di una fioca candele (che richiama la lampada in “Mangiatori di patate”) che rappresenta l’occhio divino. La cosa più sconvolgente di quest’opera è la percezione della sofferenza e del dolore che emergono dalla rappresentazione. Nella scena è inoltre presente un anfiteatro, collocato vicino alla finestra. Il colore prevalente è il grigio.
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