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Il pensatore di Auguste Rodin

Mentre nel Seicento e nel Settecento è raro trovare in scultura un uso del non finito paragonabile a quello di Michelangelo, nell'arte dell'Ottocento esso ritorna in maniera diffusa sia come strumento per rendere la mobilità dei corpi nello spazio e l'istantaneità degli atteggiamenti, sia per accentuare l'espressività. Ne sono un esempio le opere del simbolista francese Auguste Rodin, che osò introdurre il non finito nella realizzazione di opere pubbliche e monumentali. Il Pensatore, di cui una prima versione prese forma intorno al 1880, e di cui fu poi reso pubblico il bronzo monumentale nel 1904, fu il risultato di una ricerca costante di un modo innovativo di rendere i moti interiori,considerando il corpo "un calco su cui si imprimono le passioni" attraverso contrazioni, torsioni e scatti repentini, fino a giungere allo smembramento. Il fatto che la scultura non sia statica, ma sia un'entità spaziale permette, attraverso lo spostamento dell'osservatore, di cogliere in questo non finito l'effetto di un divenire continuo. Per questo scopo Rodin considerò più adatta e immediata la tecnica del modellare l'argilla, piuttosto che il meno duttile intaglio del marmo, che praticò in misura minore.

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