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Giovanni Muzio - Cà Brutta


La Cà Brutta costituisce una delle prime opere del milanese Giovanni Muzio. In dialetto milanese Cà Brutta significa "casa brutta": l'espressione è riconducibile alle reazioni che l'edificio suscitò nell'opinione pubblica quando, nel 1922, vennero tolte le impalcature che lo nascondevano alla vista. L'edificio sorge su un lotto quadrangolare, diviso in due da una strada che viene sottolineata da un grande arco d'accesso. Su di essa si affacciano da parti opposte due blocchi: uno a corte centrale e uno lineare. La soluzione planimetrica adottata permise a Muzio un'efficace distribuzione spaziale degli alloggi all'interno di ciascun corpo di fabbrica e la possibilità di aumentare gli affacci degli appartamenti, garantendo una migliore illuminazione naturale.
L'edificio presenta uno svolgimento continuo dei prospetti grazie al trattamento omogeneo delle superfici dei due blocchi e, in quello con corte interna, all'utilizzo dei muri perimetrali dagli angoli smussati. La partitura della facciata è sottolineata dalle fasce marcapiano e dall'uso spregiudicato di differenti materiali di rivestimento: travertino per i primi tre piani, intonaco grigio per la fasci intermedia, marmorino bianco, rosa e nero nella fascia superiore. Quest'ultima è maggiormente articolata per la presenza di arretramenti, terrazze e contrafforti che contribuiscono a movimentare il prospetto. Le superfici esterne dell'edificio sono caratterizzate dall'inserimento di citazioni del repertorio dell'architettura storica italiana - lese, timpani, oculi, archi, nicchie - elementi lessicali di un classicismo riproposti in chiave moderna.

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