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Claude Monet

E’ l’uomo simbolo dell’Impressionismo. Egli comincia a frequentare i Salon a Parigi e interessarsi alla vita artistica entrando nell’atelier del pittore Charles Gleyre, dal quale passeranno tutti gli impressionisti. Negli anni 60 egli prende le distanze dal Realismo di Coubert per dare vita a uno stile più personale, dipinge così in plein air e direttamente sulla tela.

Impressione, sole nascente

E’ sicuramente la sua opera più importante che dà il nome alla corrente artistica. Come si può notare, non vi è alcuna traccia di disegni preparatori e dunque il colore è dato direttamente sulla tela, con pennellate brevi e veloci. Ogni oggettività è stravolta, c’è la volontà di trasmetterci attraverso il dipinto le sensazioni provate dall’artista guardando l’aurora, Monet vuole cogliere l’impressione di un attimo. L’uso giustapposto di colori caldi e freddi rende in modo estremamente suggestivo il senso della nebbia del mattino tra cui si fa strada un pallido sole i cui primi riflessi guizzano sul mare, evidenziati con straordinaria incisività da pochi e sapienti tocchi di pennello. Monet non vuole dipingere il sole che si leva al mattino, ma l'impressione del sole che si leva: per questo non punta ai particolari, ma alla visione d'insieme.

Dipinto forse a memoria, la realtà rimane annebbiata, non la cogliamo nei suoi minimi particolari ma cogliamo l’idea nel suo insieme e le sensazioni dell’artista.

La cattedrale di Rouen

Manet realizza 50 tele che ritraggono la cattedrale di Rouen in diversi momenti della giornata e in diverse condizioni atmosferiche cogliendo le luci e le ombre che si stagliano sulle mura dell’edificio. La ripetizione del soggetto permetteva all’artista una continua rielaborazione. Con la pittura in serie gli effetti di luce cambiavano continuamente e Monet decise di registrare la successione dei mutamenti in una serie di tele per ogni effetto specifico, così facendo ottenne l’istantaneità. L’edificio nella sua grandezza perde la sua consistenza ed è ridotto a una miscela di colori che giocano tra loro. Le tinte sono stese con brevi pennellate e i tocchi di colore servono da elementi di rifrazione della luce. Con queste opere egli riesce a rappresentare un’immagine interiore, soggettiva.

Il tema delle ninfe

Dal 1909 al 1926, anno della sua morte, esegue una serie di quadri con soggetto «Le ninfee». Nei fiori acquatici rappresentati vengono delineati i suoi interessi di pittore. Egli nel 1893 aveva fatto scavare uno stagno nel giardino della sua casa a Parigi ma non si era accontentato di analizzare la natura e aveva spinto lo sguardo sotto la superficie dell’acqua, arrivando a rappresentazioni quasi astratte. La realtà non sussiste altro che come pretesto per dare voce e colore allo sconfinato mondo delle sensazioni.

Monet lascerà come testamento al nuovo secolo il bisogno di afferrare quasi maniacalmente l’emozione che nasce dalla natura.

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