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[bh2René Magritte: La bataille de l’Argonne (1959)[/h2]

Attratto dal senso di isolamento, di spaesamento e dal silenzio che si spigionano da certe tele di De Chirico, Magritte cerca l’effetto sorpresa giustapponendo soggetti diversi posti in ambientazioni inattese. Il non-senso delle relazioni impossibili e la rappresentazione di oggetti quotidiani posti al di fuori del loro contesto naturale sono alla base dell’originalità dei suoi quadri dal carattere surrealista. La precisione della linea e la vero somiglianza dei colori sono quasi delle fotografiche mentre il contesto è irreale e spesso contrario ad ogni logica.
Generalmente, il titolo dei quadri di Magritte invece di fornire una spiegazione su quanto vi è rappresentato, suggerisce un rapporto nascosto o sottinteso. Nella tela “La battaglia dell’Argonne”, l’inspirazione deriva da un fatto storico: la battaglia dell’Argonne del 1918 in cui Francesi ed Alleati hanno respinto i Tedeschi al di là della Mosa. Al di sopra di una città nera, si sta alzando un’alba colorata. Nel cielo una roccia grigia è sospesa accanto ad una nuvola, il tutto dominato da una falce di luna calante.

La solidità e la durezza del granito contro la leggerezza e la morbidezza della nuvola sono due forze in gioco che si equivalgono, anche se una roccia nel cielo è una presenza inquietante. Tuttavia il quarto di luna costituisce l’elemento rassicurante che ristabilisce la normalità.
Due sono gli elementi che attirano l’attenzione: la nube e la roccia. I due colori della nube rendono quest’ultima contemporaneamente minacciante e portatrice di speranza. Il contorno sfilacciato come se fosse sotto l’azione del vento et l’unico indizio di movimento. La roccia sfida le leggi della fisica perché se ne sta a mezz’aria. È l’elemento fuorviante, la folle minaccia alla realtà serena e tranquilla.
Si ha l’impressione di una immobilità perfetta, anche se sembra quasi che un assalto sia imminente. È come se una battaglia irreale si combattesse al di sopra di un mondo annerito dalla guerra ma non ancora annientato perché il colore roseo dell’alba costituisce comunque un positivo segno di speranza.
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