••• Giuditta (1901)
•• Il suo disegno è rigoroso e armonico, arricchito di un gusto quasi gotico, usando il colore per sottolineare effetti di trasparenze e la decolorazione è usata per rendere la bidimensionalità. Osserva in ogni caso effetti volumetrici. In Giuditta il soggetto biblico è di seconda importanza, poiché principale è il corpo seminudo dell’eroina appena coperto da un sottile velo azzurro con ornamentazioni dorate. La donna ha il potere incantatore dello sguardo e l’opera è un inno alla bellezza femminile: è la femme fatale, cioè una personalità femminile seducente, forte e dominatrice. Klimt infatti confonde anche Giuditta (eroina biblica) con Salomè (espressione dell’erotismo spregiudicato), infatti più tardi dipingerà Giuditta II (Salomè), in cui le forme della donna sono sinuose e lei è circoscritta in una cornice lunga e stretta. Ha il seno nudo (a differenza di Giuditta I) a segnare il passaggio dalla missione salvifica (Giuditta I) alla passione che sconfina nella morte (Salomè). In Giuditta I, la donna è agghindata e vista frontalmente dal basso verso l’alto ed è immobile, con gli occhi socchiusi (conseguenza del punto di vista) e le labbra dischiuse, in atteggiamento quasi di sfida, mentre piegando il braccio destro (che le attraversa quindi il busto) mostra la testa mozzata di Oloferne che si intravede appena in basso a destra. Il suo volto dalla mascella squadrata è incorniciato dal grande collier di gemme (gusto art nouveau) e dalla gran massa scura di capelli ricci.

Non c’è linea di contorno: sia il corpo sia l’abito velato sfumano delicatamente e quasi si confondono con lo sfondo. Il fondo oro (ispirato dalle tavole gotiche) rende ancora più prezioso il dipinto che definisce un netto contrasto tra la bidimensionalità del monocromo e la tridimensionalità della figura. Sull’oro ci sono disegni geometrici a elementi naturalistici semplificati, mentre la cornice, sempre dorata e decorata a piccole onde, è parte integrante del dipinto. Tutto l’uso dell’oro di Klimt sembra chiudere in un prezioso sepolcro la fine di un’epoca, segnando gli ultimi giorni dell’Impero asburgico.

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