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Salvador Dalì - La persistenza della memoria


Il piccolo dipinto intitolato La persistenza della memoria, in genere noto come Gli orologi molli, è sicuramente l'opera più famosa di Dalì. Essa si configura come una visione enigmatica: un vasto paesaggio desertico, ottenuto con un'uniforme campitura di marrone scuro, lascia sullo sfondo il posto ad uno specchio d'acqua limpida, nel quale si riflettono gli scogli; il cielo è giallo e blu ed è carico di un'atmosfera surreale; in primo piano, strisciante e mostruoso, un volto allungato dal naso pronunciato e dalle ciglia lunghissime, una delle tipiche figure che popolano l'universo di Dalì. Sull'essere deforme, sul ramo d'albero ormai seccato e sul rettangolo che funge da tavolo all'estremità sinistra del quadro riposano tre orologi "molli", i quali sono come sciolti e privi di consistenza.
La composizione è costruita sull'avvicinamento di elementi in contrasto: il deserto e l'albero secco, simboli di morte, e la baia con l'acqua, fonte di vita; la molle consistenza degli orologi e la solida durezza delle rocce e sul continuo riferimento ai temi della trasformazione e della metamorfosi, evidenti nelle larve e negli insetti che intaccano la solida struttura dell'orologio chiuso, in primo piano, destinato a corrompersi anch'esso, e negli orologi che sembrano sul punto di liquefarsi. L'opera si offre a molteplici letture incentrate sul tempo, rappresentato dagli orologi che nella nostra era domina sovrano sulla natura e sull'uomo, riportandolo all'ineluttabilità della morte, cui rimanda il deserto.

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