Il DADA


Tra le fiamme del primo conflitto mondiale, la Svizzera non subisce almeno apparentemente le conseguenze, gli orrori della guerra gli arrivano molto attutiti. In questo contesto, nel febbraio del 1916, alcuni intellettuali aprono a Zurigo il Cabaret Vol-taire. Il promotore è Hugo Ball, poeta e letterato. A lui si uniscono ben presto altri esuli tra i quali Tristan Tzara, Marcel Janco e il pittore e scultore Hans Arp. Il Dada aveva delle caratteristiche comuni quali: la voglia di negare qualsiasi valore a un passa-to, che essendo stato capace di creare i presupposti della guerra, diventava automaticamente e totalmente negativo.
Nasce così, il Dada. Un movimento che a partire dal nome che non significa nulla, fu scelto a caso aprendo un vocabolario tedesco-francese. Dada è tutto e nulla, è gioco e paradosso è arte e negazione dell’arte. I dada volevano riscattare l’umanità dalla follia che l’ha portata alla guerra, quindi c’era necessità di azzerare tutte le ideologie e tutti i valori. Per i dada ci voleva un arte nuova capace di ridare agli uomini la forza di essere uomini. I dada non sono nemmeno un vero e proprio gruppo, è più che altro un modo di essere e di sentire per dire no alla follia camuffata. Tzara scrive il Manifesto Dada nel 1918. L’opera non deve più rappresentare la bellezza che è morta. Quando si parla di Dada si intende una tendenza ma non un movimen-to. Dada muore nel 1922-1923. Una morte che passa inosservata, senza tragedie, senza clamori.
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