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Cubismo



Il cubismo (il cui nome deriva da un commento fato sull’opera “Casa all’Etaque” di Braque per via delle case e del paesaggio estremamente essenziali e geometriche prive quasi di qualsiasi dettaglio) nasce ad opera di Braque e Picasso i quali lavorarono a stretto contatto elaborando, spinti dalle recenti scoperte scientifiche e dalla mostra retrospettiva di Cezanne (è infatti inaugurato dall’opera “Les demoiselles d’Avignon”), un nuovo linguaggio e sperimentando nuove tecniche e soluzioni compositive portando dapprima alle estreme conseguenze la geometrizzazione dello spazio e dei volumi.
Il cubismo infatti rivoluziona, spinto dalle novità scientifica e la maggior importanza acquisita dalla dimensione del tempo, il modo di concepire lo spazio, i volumi e il rapporto tra figure e sfondo distruggendo definitivamente la prospettiva rinascimentale attraverso la scomposizione dei piani e la presenza simultanea di diversi punti di vista, entrambi frutto del superamento dell’unicità del punto di vista e frutto della sovrapposizione delle diverse viste ritenute importanti dall’artista che proprio attraverso tale selezione riesce ad inserire la dimensione temporale all’interno della propria opera in quanto essa si configura come tempo che l’autore ha indagato per indagare la realtà ed estrapolarne i concetti principali e tempo necessario al fruitore per leggere e comprendere l’opera. In questo modo lo spazio non è più statico e seppur perda immediatezza mostra una realtà più vera rispetto a quella verosimile della rappresentazione prospettiva che oltre a escludere alcune viste deforma l’oggetto ritraendolo deformato così come appare normalmente ai nostri occhi e contrariamente a quanto invece opera il cubismo che, raffigurando i diversi punti di vista scissi e non deformati dal punto di fuga, mostra quella che è la vera realtà nascosta dietro all’illusione della vista. Esso può essere diviso in due fasi:

Cubismo analitico (1907-1910)



Durante questa fase l’importanza maggiore viene attribuita all’analisi e alla scomposizione dei vari punti di vista e dei piani e che parte inizialmente come l’esito estremo della geometrizzazione dei volumi e degli spazi evolvendo poi nel corso degli anni in una frammentazione sempre maggiore, nel progressivo accrescersi della scomposizione sfaccettata delle forme, nell’interruzione della linea di contorno e in una tavolozza le cui tinte si fanno sempre più limitate finendo poi per ridursi alle sole tonalità del grigio, del beige e dei bruni; tale processo prosegue fino ad arrivare alla rappresentazione di soggetti di difficile identificazione a causa delle estreme conseguenze a cui erano state portate le tecniche cubiste e che proprio in virtù di questa estrema compenetrazione fra piani e prospettive porta alla quasi completa dissoluzione del disegno giungendo così quasi a varcare la soglia dell’astrattismo.

Cubismo sintetico (1912-1914)



Questa fase nasce come risposta al rifiuto dell’astrattismo da parte di Braque e Picasso i quali decidono di inserire elementi tratti dalla realtà con l’intento di richiamare la realtà stessa alludendo ad oggetti concreti e quindi più facilmente identificabili ad esempio attraverso l’utilizzo di dettagli descrittivi e l’inserimento di alcune lettere. Nascono così, a partire dal grande sperimentalismo dei due artisti e dall'intento di rendere gli oggetti più riconoscibili, dapprima il papier collé attribuito a Braque e realizzato con carte incollate e dipinte e in seguito i collages e gli assemblages, ossia i collages polimaterici realizzati principalmente da Picasso il quale realizzava oggetti a tre dimensioni utilizzando i più disparati e umili materiali.