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La Trilogia di Ornans


Gli Spaccapietre (1849)


Quest’opera, Realista sia per stile che per contenuti, rappresenta un padre e un figlio in primo piano, che si dedicano al lavoro nella campagna di Ornans. Il pittore dedica poco spazio al paesaggio, poiché non vuole che all’occhio dello spettatore sfuggano i due personaggi e la loro condizione. Di questi infatti non vengono mostrati i volti, sempre per il concetto di non voler soffermarsi sulla loro personalità, ma più sulla denuncia sociale dell’artista.

I loro vestiti sono rappresentati come nella realtà, quindi lacerati e logori, che insieme al pasto frugale, danno indicazione di una vita umile, ma pur sempre dignitosa. La grande fatica che i due protagonisti sono costretti a svolgere, è visibile dalla grande quantità di sassi.

I colori utilizzati da Courbet sono colori poco saturi, diversi da quelli scelti da Millet, in modo tale da non far apparire piacevole e brillante la vita degli spaccapietre e il loro legame con la terra.

Questo quadro venne fortemente criticato, soprattutto per la rigidità delle linee di contorno e delle figure (ad esempio, le gambe del padre). Courbet spiegò questa sua decisione come un tentativo di rappresentare le conseguenze fisiche del duro lavoro. A differenze, Millet sceglie linee più armoniose.

Seppellimento a Ornans (1850)


In questo quadro Courbet rappresenta la cerimonia funeraria di un suo parente, contemporanea all’inaugurazione del cimitero di Ornans. Le dimensioni dell’opera sono enormi, scelta non giustificabile, poiché fin dal Medioevo la morte veniva sempre rappresentata verticalmente. Qui infatti, l’artista sfida questa posizione, raffigurando il funerale come un ritratto di gruppo, rifacendosi a Rembrandt (soprattutto alla “Ronda di notte”).

Partendo da sinistra, i personaggi sono: il clero, le figure istituzionali, e la famiglia (separata tra uomini e donne), ed infine il becchino. Tutti queste persone posarono effettivamente nell’atelier di Courbet, e si tratta quindi di persone realmente esistite. Esse sono ad altezza naturale, e il taglio è leggermente spostato verso il basso, come se lo spettatore si trovasse allo stesso livello del cane, l’unico a non dare solennità. Tutti i personaggi sono vestiti in modo tale da poter essere qualificabili.

L’unico simbolo religioso presente è il crocifisso, l’unico anche a tendere verso l’alto. Il paesaggio raffigurato è effettivamente quello della Franca Contea, e lo stesso che vedremmo oggi se andassimo al cimitero della cittadina. Essendoci poca profondità, un’altra volta il pittore non vuole dare spazio all’immaginazione. I personaggi sono disposti con linee di forza verticali, nonostante sia la linea orizzontale a predominare, e con una composizione ritmica tipica dei fregi classici (ad esempio, l’Ara Pacis).

I colori predominanti sono: il nero, il bianco (clero), il rosso (magistratie visi); e il grigio plumbeo del cielo, con toni desaturati.

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