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Sacco 5P

Burri è un medico che durante la seconda guerra mondiale fa servizio sanitario ai soldati. Passa la seconda guerra mondiale aiutando i soldati al fronte. Ad un certo punto viene catturato dagli americani e portato in America in una base militare come prigioniero militare.
Al suo ritorno in casa dopo la guerra si dedica all’arte, allontanandosi dalla professione sanitaria.
Le prime opere che fa sono con i sacchi e la prima che fa è con un sacco che gli danno gli americani, con la bandiera americana. I sacchi rappresentano l’Italia, un sacco bucato che va ricucito. I sacchi sono spesso ricuciti l’uno con l’altro. Parlano della divisione, come ad esempio quella dei fascisti e dei non fascisti. Si parla dell’anima umana, ma anche dell’Italia che va ricostruita. I sacchi sono stoffe povere, spesso i rimasugli rimasti. Richiama poi alla società in genere. L’uso del materiale farà sempre parte della cultura di Burri; arriverà alla plastica. Farà anche un’opera d’arte, con i cosiddetti cretti, delle opere dove viene messo il materiale, che poi asciuga e lascia delle fessure.

Grande cretto di Gibellina

I cretti sono o bianchi o neri Quando si asciuga il materiale lascia delle crepe. I grandi cretti sono dei cicli; si dividono, come se fossero vasi sanguigni. Rappresentano anche i solchi del tempo che la memoria lascia su di noi, dell’invecchiamento ecc. Burri viene chiamato a Gibellina, in Sicilia, dove c’è stato un terremoto. L’opera che dovrà fare è commemorativa; un intero paese è distrutto e viene ricostruito in un altro luogo. Il grande cretto è un’opera di land art. Diventa un grande monumento in cemento bianco con delle vie percorribili. Esso ha memoria della città che c’era prima: le crepe coincidono con le strade della città distrutta e le parti corrispondono agli isolati
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