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Bacon, Francis - Studio dal Ritratto di Innocenzo X di Velazquez

L'irlandese Bacon fu l'esponente di maggior spicco tra gli artisti interessati alla rappresentazioni dell'individuo e delle sue vicende esistenziali. L'indagine di Bacon si concentrò sul nuovo ruolo dell'uomo all'interno dei meccanismi della società contemporanea, della quale seppe cogliere i grandi e attuali temi della solitudine, dell'alienazione e dell'incomunicabilità. Erede spirituale dell'Espressionismo di Munch, Bacon scelse il ritratto e, in maniera più spietata, l'autoritratto come generi privilegiati della sua ricerca estetica, deciso a catturare, nei volti, l'anima dei suoi personaggi. Collocate in primo piano, rinchiuse generalmente in stanze vuote e angoscianti anche per l'uso antinaturalistico del colore, le sue figure contorte, dai lineamenti lividi e dalle espressioni deformate, si presentano come il riflesso di una situazione universale di dolore cosmico. A fare grande l'arte di Bacon contribuì la sua straordinaria tecnica pittorica, spesso elaborata a partire dalle forme semplificate di Picasso e dalle sperimentazioni fotografiche di sfocature e immagini in movimento. L'amore di Bacon per la pittura del passato è testimoniato dalla serie dei D'apres, ovvero riletture di capolavori di altri maestri, come lo Studio dal Ritratto di Innocenzo X di Velazquez. Qui l'immagine del papa, rappresentato dal pittore seicentesco come un uomo potente e autorevole, è straziata da una sorta di onda d'urto che ne risucchia le fattezze e che, nel vortice di pennellate fitte come graffi, lascia intravedere la smorfia della bocca spalancata in un urlo sordo. Proiettato nel presente, il classico ritratto ufficiale del papa perde la propria solennità e il protagonista diventa un individuo vulnerabile e disperato.

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