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La pittura gotica

Fin dai primi secoli del Medioevo, la pittura in Italia subisce l’influenza dello stile bizantino, uno stile colto e raffinato volto alla divulgazione di temi sacri: agli artisti non interessa tanto rappresentare la realtà, quanto interpretare una dimensione soprannaturale. I fondi sono dorati; l’oro, appiattendo i volumi, priva lo spazio di concretezza e crea un ambiente astratto attorno alle figure, dietro alle quali sembra non esserci più nulla. – I soggetti della pittura sono prevalentemente religiosi: ricorrono le Crocifissioni e le Maestà (cioè dipinti con la Madonna in trono, circondata dagli angeli e dai santi), realizzate su tavola. Nelle pareti interne delle chiese viene utilizzata la tecnica dell’affresco per illustrare storie di santi o rappresentare figure simboliche o decorative; splendide vetrate istoriate fanno filtrare luce colorata dalle ampie finestre. – Nei palazzi civili, tuttavia, grandi affreschi illustrano aspetti della vita quotidiana e civile delle città. A partire dal XIII secolo vengono introdotti cambiamenti nell’arte figurativa, in quanto la rappresentazione simbolica lascia gradualmente spazio ad una più naturalistica. Nelle tavole dipinte e nei cicli di affreschi, i pittori danno volume ai corpi di santi e di personaggi bibblici, accentuando la loro forza espressiva e la loro umanità. Muta anche il modo di rappresentare lo spazio: le scene dipinte si arricchiscono di semplici paesaggi o di architetture, rappresentate con assonometrie o con prospettive intuitive. I colori, dai toni più accesi, mettono in evidenza il movimento delle figure. Cimabue, Maestà di Santa Trinità, 1280 circa. Tempera su tavola, 385x223 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi.
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