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La scultura gotica: Giovanni Pisano

Fra le opere più significative di Giovanni Pisano, figlio di Nicola, abbiamo il Pergamo che si trova nella chiesa di S. Andrea a Pistoia. Egli visse nella seconda metà del XIII, scolpì il pergamo dal 1297 al 1301 e morì nel 1314 circa.
L’opera è eseguita in marmo di Luni, caratterizzato da un uniforme colore bianco candido uniforme che può presentare dei riflessi dorati. Era già conosciuto dai Romani che lo chiamavano marmor lucensis, dalla città di Luni, in alta Toscana, allora importante centro di estrazione ed imbarco. Nelle epoche successive, il centro dell'estrazione e la lavorazione di questo marmo è diventato Carrara.
Il pergamo è sostenuto da sette colonne di porfido rosso di cui una al centro. Tre colonne poggiano su di una leonessa che sta allattando i cuccioli, su di un leone che azzanna un cavallo e su di una figura umana (Atlantide o forse Adamo). Le altre tre, alternativamente rispetto alle precedenti, poggiano direttamente sul pavimento. Sui capitelli delle colonne poggiano archi acuti che sostengono il pulpito; fra un arco ad ogiva e l’altro, sono collocate le sibille e nelle strombature delle figure di profeti. La balaustra comprende cinque riquadri che rappresentano scene tratte dal Nuovo Testamento.
Le differenze con il pergamo del Battistero del duomo di Pisa, scolpito dal padre, sono evidenti. L’insieme è molto più vicino allo stile gotico: gli archi acuti sostituiscono quelli a tutto sesto, le colonne sono più sottili e danno un’impressione di essere più slanciate, i riquadri del parapetto sono separati da statue e non da fasci di colonnette rastremate e ciò dà una maggiore sensazione di movimento a tutto l’insieme. Il pannello più significativo dell’opera è La strage degli innocenti: esso rappresenta una sintesi fra la formazione classica e naturalistica avuta da Giovanni e l’ispirazione drammatica dei personaggi data dalla tensione che traspare anche dal movimento dei corpi. Infatti, Giovanni Pisano, partendo dalle forme romane o tardo romane inspirate ai sarcofagi che aveva potuto ammirare all’esterno del Duomo, si spinge oltre per esprimere la violenza e la tragicità dell’episodio rappresentato. La scena ha un aspetto altamente drammatico, reso ancor più evidente dal contrasto fra luci ed ombre e questo conferisce all’opera un’espressività nuova.
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