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Pisanello - San Giorgio e la principessa


Degli affreschi con le Storie di San Giorgio che decoravano la cappella Pellegrini nella chiesa di santa Anastasia a Verona è rimasta un’unica scena: san Giorgio, giunto presso la città libica di Silena e avendo incontrato la figlia del re destinata a essere sacrificata al drago che terrorizzava i cittadini, si congeda da lei prima di andare a combatterlo. La storia è uno dei temi più amati del Gotico internazionale, in quando san Giorgio, è il protettore della cavalleria e la sua vicenda si presta quindi a essere interpretata in chiave cavalleresca e profana. La composizione è ricca di particolari, dall’armatura alle vesti e ai finimenti, fino alla lugubre visione degli impicciati e dell’esercito dai tratti orientali. Pisanello dimostra la consueta abilità naturalistica, soprattutto nel forte scorcio dei cavalli, visti di fronte e, novità assoluta, da dietro; la città sullo sfondo è un campionario di edifici del Gotico fiorito con richiami alle architetture veneziane. Siamo ormai al tramonto del Gotico internazionale e la scena, immersa in una luce notturna, quasi spettrale, trasmette la malinconia per la società cortese in declino, come si legge anche nei volti pallidi e tristi dei protagonisti. In questi affreschi vi è tuttavia anche un’eco del Rinascimento nascente, avvicinato attraverso gli artisti toscani che si recavano in area lombarda e veneta: la concezione spaziale è migliorata nella profondità dello sfondo e nel tentativo di unificare i punti di vista, anche se le singole figure rimangono sostanzialmente autonome e l’analisi al dettaglio prevale ancora sulla sintesi complessiva.

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