Video appunto: Giotto - L’omaggio di un semplice

Giotto: L'omaggio di un semplice



L’omaggio di un semplice” è un affresco, realizzato da Giotto fra il 1295 e il 1297 e fa parte del ciclo della basilica superiore di San Francesco, ad Assisi. Esso è dipinto sulla parte inferiore della prima campata, partendo dal'altare e costituisce la prima scena della vita del santo.
Questa collocazione ci fa capire che la lettura degli affreschi da parte dei fedeli avveniva partendo dal presbiterio e non dal'ingresso. I critici sono concordi che si tratti dell’ultimo affresco dipinto, poiché non si ritrova uno scorcio simile delle mensole sottostanti gli altri riquadri della stessa campata e questo ci potrebbe far ragionevolmente supporre che l’affresco non fosse nemmeno previsto, almeno inizialmente. È anche probabile che questa porzione di parete fosse impegnata con le impalcature per la costruzione dell'iconostasi (chiamato anche tramezzo in occidente, è una parete divisoria decorata con icone che separa la navata delle chiese dalla zona in cui viene celebrata l'Eucaristia) e, perciò, la realizzazione del dipinto è avvenuta per ultima.

L’episodio fa riferimento a quanto viene narrato da Bonaventura di Bagnoregio nella sua opera “Vita di San Francesco”, in cui si narra di un uomo semplice che per rendere omaggio al Santo stende per terra il suo mantello. Da notare che il “semplice” non appartiene al popolo, ma è un cavaliere. Solo lui, ispirato da Dio, riconosce che al giovane, ancora non consapevole della sua missione, spetta questo onore. Infatti, i due notabili a destra e nemmeno i due a sinistra sembrano accorgersi di quanto sta succedendo e manifestano un atteggiamento di totale indifferenza. La scelta del cavaliere, effettuata da Giotto, è giustificata dalla destinazione del dipinto. Infatti la chiesa di San Francesco d’Assisi non è una chiesa dell’ordine francescano, che non avrebbe accettato di buon grado una decorazione sontuosa. Essa era di proprietà del Papa, tanto è vero che il verso lettura degli affreschi parte dal'altare e non dall'ingresso da cui accede il popolo. L’ambientazione è costituita da una piazza di Assisi al tempo di Giotto in cui si riconosce il tempio di Minerva che si differenzia dall'originale per il numero di colonne (cinque invece di sei) e dalla presenza nel timpano di due angeli che sorreggono il rosone; si distingue anche il palazzo del Capitano del Popolo e la Torre civica, incompleta perché l’ultimo piano fu eretto nel 1305 e ciò serve per la datazione dell’affresco che non può essere stato realizzato oltre tale data. Si tratta anche di un primo scorcio urbano dell’arte italiana.
La prospettiva è intuitiva e la profondità è determinata dalla sovrapposizione delle figure contro le architetture.
San Francesco non è rappresentato in una posizione di superiorità o con una posa frontale, tipica di una scena sacra; esso è dipinto come le altre persone; lo si può riconoscere soltanto dell'aureola, particolarmente elaborata ed è calato completamente, di profilo, in mezzo agli altri personaggi; questi ultimi sono figure di cittadini casualmente di passaggio, vestite secondo la moda dell'epoca, che seguono il fatto con naturalezza (o sembrano ignorarlo), senza ricoprire una funzione particolare.
Nel'affresco prevalgono le tinte chiare e luminose degli edifici e del mantello steso a terra; in alto, domina l’azzurro scuro su cui prendono rilievo gli edifici urbani ed anche i personaggi hanno delle colorazioni che tendono alle stesse note cromatiche.
Dal'affresco ci capisce come l’artista, con diversi artifici realisti e narrativi, abbia cercato di eliminare la distanza fra il fatto narrato e la realtà in cui vive l’osservatore.