L'apparizione della Vergine a San Bernardo


La descrizione e lo stile


In una natura composta da rocce stratificate e scheggiate, la Vergine e quattro angeli appaiono a san Bernardo, intento a scrivere su un leggio improvvisato: sta componendo un inno dedicato proprio alla Vergine, che libera l'uomo dal peccato e dal male. A questo, dunque, alludono sia il gufo e il diavolo, nascosto in un anfratto del terreno che morde rabbioso le sue catene, sia le numerose scritte, su libri e cartigli che compaiono nella scena. In basso, "sprofondato in un abisso", secondo la fortunata definizione dello storico dell'arte André Chastel, sta il donatore che, vicini alle figure sacre, partecipa assorto alla visione ma insieme vive in uno spazio separato.
Ogni dettaglio, dal paesaggio complesso alle eleganti grafie, fino ai monaci sullo sfondo, è trattato con una cura e attenzione di stampo fiammingo. La scena è costruita con una spazialità profonda, eppure qualcosa della visione quattrocentesca del mondo sembra vacillare: il santo è una posizione precaria, seduto, ma quasi in procinto di alzarsi tra le rocce così scheggiate da poterlo ferire. L'equilibrio e la salda chiarezza compositiva dell'arte fiorentina del primo Rinascimento sembrano frantumarsi e andare in crisi e la pittura si fa più dinamica, sincopata e disarmonica.
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