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Affreschi della Chiesa di San Pietro al Monte a Civate

La chiesa di San Pietro al Monte a Civate risale alla seconda metà del XI secolo ed era parte di un perduto monastero benedettino. Nel nartece si può ammirare uno dei più bei cicli di affreschi dedicate all’Apocalisse di Giovanni. Sulla volta del vano centrale è dipinta la Gerusalemme celeste, la città di Dio promessa dalla resurrezione di Cristo. Essa è raffigurata come una città quadrata dalle mura turrite in cui si aprono dodici porte alle quali sono affacciati degli angeli. Nei pennacchi vi sono i nomi delle Virtù cardinali, mentre al centro, in uno spazio vuoto e tra due Alberi della vita, è raffigurato il Salvatore, seduto sul globo che rappresenta l’universo e reggente la verga per misurare la città e un libro su cui si legge “chi ha sete venga”: l’acqua della redenzione (simboleggiata anche dall’agnello) sgorga ai suoi piedi a formare i quatto fiumi del Paradiso. Questa precisa iconografia aderente al testo sacro deriva sicuramente dalle miniature di un manoscritto del tempo, un commentario in cui era trascritta e spiegata l’Apocalisse: lo si è dedotto dalla fedeltà dell’illustrazione al testo sacro e dalla presenza dei tituli, che contribuiscono a rendere questi affreschi un esempio di Biblia pauperum. L’autore appartiene alla tradizione ottoniana ma deve essere lombardo e dimostra ampia cultura e conoscenza della tradizione tardo antica nella stesura del colore morbida e veloce, nel naturalismo degli alberi e delle pieghe delle vesti e nel tentativo di resa prospettica a volo d’uccello.

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