blakman di blakman
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Venere Esqulina

Una delle più celebri e riuscite statue di elaborazione romana è la cosiddetta Venere Esquilina, forse del II secolo d.C., proveniente dall'arredo di una residenza imperiale sull'Esquilino. La statua raffigura la dea nuda, con indosso solo i sandali,mentre è appena uscita dall'acqua e si cinge i capelli con una benda (le braccia sono perdute ma si vede una mano sullo chignon),specchiandosi probabilmente nell'acqua, come indica lo sguardo rivolto in basso. Di fianco al piede è una piccola cassa colma di rose, con sopra un vaso da toilette intorno al quale si avvolge un cobra. Sul vaso la bagnante ha posato un panno con cui si è appena asciugata. L'opera è eclettica: il momento scelto è ispirato all'Afrodite Cnidia di Prassitele, ma l'azione di cingersi con una benda doveva richiamare il Diadumeno di Policleto, mentre il corpo piuttosto snello è ellenistico e la pettinatura è ispirata al tardo arcaismo. La presenza del cobra invece è una chiara allusione all'Egitto e fa pensare a un'assimilazione di Venere alla dea egizia Iside.

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