Video appunto: Scultura greca

La scultura greca



Nel periodo arcaico, le statue ricordano lo stile egizio.
I soggetti rappresentati hanno sempre un atteggiamento rigido e sono in posizioni statiche, come nel caso della Kòre, o “Dama di Auxerre”. La donna è rappresentata a piedi uniti, abbigliata con un peplo, i capelli sono ricci “a lumachelle” e il volto è piatto e triangolare.
La simmetria nella statua è rotta dal braccio destro che si piega poggiando la mano sul petto.
Un altro esempio è quello del Koùros, completamente nudo, al contrario della Kòre, in cui le braccia sono entrambe distese lungo il corpo ma i piedi sono uno davanti all’altro.
Un elemento che caratterizza la statuaria di questo periodo è il sorriso arcaico, un incurvamento delle labbra che dava un senso di beatitudine. Inoltre, si pensa che gli artisti dell’epoca non fossero in grado di ricreare delle vere e proprie labbra.

Con il periodo severo le statue cominciano ad avere un aspetto più realistico, infatti, dietro alle opere c’era uno studio del movimento più accurato. La muscolatura non è più solo incisa ma rappresentata con volumi tondeggianti.
Durante questo periodo si comincia ad utilizzare un nuovo materiale, il bronzo. Un’importante statua in bronzo risalente al periodo severo è quella di “Zeus di Capo di Artemisio”, che rappresenta un’azione molto complessa, generata dalla torsione del busto, della testa e dalla gamba sinistra.

Con il periodo classico, la statuaria greca raggiunge l’apice della perfezione: la misura della testa diventa un modulo base per la rappresentazione dei soggetti. Le pose sono naturali e seguono una composizione a “chiasmo”, che distribuisce i pesi dando equilibrio alla statua.
Un esempio di scultura classica è il “Doriforo”, realizzato da Policleto, anche se quella che ammiriamo oggi è una copia romana.
In greco “Doriforo” è “colui che porta la lancia”.
Il suo corpo misura otto volte la testa. Il ritmo incrociato degli arti determina il movimento del bacino e delle spalle.
Con il periodo seguente, il periodo tardo classico, le statue non sono più in equilibrio, a causa del momento di guerra che sta affrontando la Grecia, e che sta influenzando gli artisti, che sono alla ricerca di un nuovo ideale di bellezza.
Tutte le statue hanno bisogno di un sostegno, e alcune statue che mostrano questo squilibrio sono “Ermes con Dionisio bambino”, poggiato su un drappo, e “Apollo Sauroctono”, poggiato su un tronco.
Qui vengono rappresentate scene di intimità della vita quotidiana.
Altre importanti statue risalenti a questo periodo sono le statue danzanti, quali la menade e il satiro, praticanti riti dionisiaci.
Lo scopo era quello di portare la danza allo stato di ebbrezza.

Nel periodo ellenistico, con Alessandro Magno, la cultura greca viene esportata diventando universale.
Vi è un nuovo interesse per il sapere che trasforma radicalmente il linguaggio artistico, e i soggetti vengono resi coinvolgenti in quanto ricchi di pàthos.
Alcuni esempi di sculture ellenistiche sono i Galati, per celebrare la vittoria sui Galati, in particolare il “Galata morente” e il “Galata suicida”.
Di grande impatto emotivo è la scelta di rappresentare non i vincitori ma gli sconfitti.
Il “Galata morente” presenta folti capelli divisi in ciocche, e al collo ha il tòrques, simbolo d’onore.
Nel “Galata suicida” un uomo sta conficcandosi la spada nel petto, mentre con l’altro braccio sostiene la compagna uccisa poco prima.