Video appunto: Grandi opere in bronzo

Il saccheggio della Grecia



Con la conquista romana della Grecia (146 a.C.) divenne frequente che le sculture di maggior valore venissero rimosse da templi e santuari per essere trasportate in nave verso Roma o inviate nelle città più ricche del mondo romano per abbellirle. Anche a questa statua d’atleta toccò una sorte analoga: la scultura fu acquistata per la residenza di un ricco patrizio e imbarcata su una nave.
Giunta in prossimità della destinazione fu gettata in acqua, probabilmente per alleggerire il peso dell’imbarcazione poiché questa venne colpita da una violenta tempesta.

Il bronzo e la fusione a cera persa



Il bronzo è una lega metallica di rame e stagno. Il suo impiego è antichissimo (se ne hanno notizie dal III millennio a.C.) e costituisce una delle tecniche più importanti nella storia della scultura. La lavorazione del bronzo cambiò lentamente: in origine fu sagomato attraverso il martellamento, successivamente, migliorate le tecniche di fusione, il bronzo veniva fatto colare in appositi stampi. Fu tuttavia solo con la fusione «a cera persa» che la scultura raggiunse livelli di stupefacente perfezione formale.

Corpi liberi nello spazio



Il procedimento della fusione «a cera persa» si prestò per le nuove ricerche naturalistiche e spaziali della scultura greca. La tecnica del martellamento delle lamine appariva ormai superata, perché la coesione del metallo, molto superiore a quella della pietra, permise che le parti più sporgenti di una statua fusa non avessero bisogno di essere sorrette da puntelli, come nella scultura in pietra. Gli scultori ebbero così una libertà espressiva maggiore nel rappresentare figure in movimento o protese nello spazio. Nonostante la quantità delle sculture in bronzo, ci è arrivato un numero esiguo di opere perché il bronzo veniva rifuso in nuovi oggetti, soprattutto armi.

La Grecia e l’Italia



Due straordinari rinvenimenti hanno interessato le coste italiane: i Bronzi di Riace e il Satiro di Mazara del Vallo .I Bronzi di Riace sono due rarissime sculture greche del V secolo a.C. ritrovate in mare, nel 1972, al largo della costa di Riace Marina (presso Reggio Calabria). La prima scultura, un uomo più giovane, è stata chiamata Statua A; la seconda, un guerriero più anziano, denominata Statua B. In origine, come dimostrano le impugnature ancora visibili, imbracciavano degli scudi con la sinistra e una lancia con la destra. Per aumentare il loro realismo alcuni particolari furono realizzati con altri materiali: le labbra e i capezzoli in rame, i denti in argento e gli occhi in avorio. La scultura detta Satiro danzante è stata rinvenuta da alcuni pescatori nel Canale di Sicilia. Raffigura un giovane satiro colto nel momento di una danza vorticosa: ha la testa rovesciata all’indietro, le gambe divaricate come a compiere un salto mentre con le mani, forse, reggeva una coppa.