Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Presentazione
  2. Descrizione
  3. Problemi aperti: datazione e autore
  4. Altre opere di bronzo dell’epoca

Presentazione

I bronzi di Riace sono due statue in bronzo, risalenti al V secolo avanti Cristo e alte rispettivamente 2 m e 1,98 m. Furono rivenute a 8 metri di profondità nel 1972, a Riace Martina, in provincia di Reggio Calabria. Furono trasferite a Firenze per essere restaurate e in questa città furono esposte per la prima volta nel 1981. Esse rappresentano due guerrieri ed ragionevole supporre che la nave che le trasportava abbia fatto naufragio. Per il momento, non conosciamo né la provenienza né la data del naufragio. Esse sono indicate con la lettera A (il giovane) e B (il vecchio).

Descrizione

I due soggetti sono nudi, bilanciati e ponderati come il “Dorifero” di Policlèto; Ambedue sono poggiati sulla gamba destra e il braccio sinistro è sollevato, probabilmente per sostenere lo scudo, che non è stato rinvenuto. Gli altri arti sono a riposo, in posizione chiastica con lo scopo di dare equilibrio alle figure: un arto è flesso mentre l’opposto è flesso. Entrambi i piedi poggiano sul suolo e questo dettaglio conferisce un senso di saldezza all’intera figura. Nell’insieme, i due bronzi trasmettono vigore e mettono in evidenza delle strutture anatomiche molto articolate. Per una maggiore somiglianza con i colori naturali, le labbra e i capezzoli sono di rame, i denti della statua A e le ciglia di entrambi sono d’argento, gli occhi sono di avorio e di pasta vitrea.

Problemi aperti: datazione e autore

Cronologicamente, sembrerebbero appartenere all’ultimo arcaismo greco o forse precedono il Doriforo. Sta di fatto che nei due bronzi ritroviamo due elementi caratteristici dell’arte di Policlèto: la ponderazione e il chiasma. Las ponderazione è il principio di bilanciamento del peso del corpo su di una sola gamba mentre l’altra è libera: nell’insieme si ha una grande armonia e una certa morbidezza dal punto di vista anatomico. In scultura si parla di chiasma quando i quattro arti (due superiori e due inferiori) sono disposti in modo incrociato in modo da alternare riposo e movimento. A Policlèto si deve il merito di aver studiato, coordinato e trasmesso ad altrui questi due elementi scultorei.
Per quanto riguarda la datazione, gli studiosi affermano che la statua A risale alla 2.a metà del V secolo a.C., mentre la statua B risalerebbe alla 1.a metà dello stesso secolo. Sono anche concordi nel sostenere che entrambe facevano parte di un insieme scultoreo, rappresentante i guerrieri di Argo.

Altre opere di bronzo dell’epoca

I bronzi di Riace non sono le sole opere di bronzo che ci sono pervenute. Dobbiamo ricordare l’ Auriga di Delfi risalente al V secolo a.C. e Zeus del Capo Artemision del C secolo a.C.. Il primo è conservato al museo di Delfi e rappresenta il corpo dell’uomo cilindrico, scanalato dalle pieghe della veste., come se si trattasse di una colonna dorica. Il secondo si trova al Museo nazionale di Atene: rappresenta Zeus nell’atto di scagliare un fulmine o forse un atleta mentre sta per gettare un giavellotto. In entrambi i casi le misure sono superiori al naturale il che pone le due statue, come del resto anche i Bronzi di Riace, su di un livello più alto di quello comune che viene rapportato al livello morale.

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