pexolo di pexolo
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Il maggiore ostacolo ad un’ulteriore espansione territoriale era costituito dalla confederazione sannitica; nel 328 a.C. Roma fondò la colonia di Fregellae in una posizione strategica e nel 326-325 a.C. strinse un foedus con Napoli, bloccando così in sostanza l’espansione dei Sanniti verso il mare (l’intento prioritario di questa confederazione). Ne nacque un nuovo conflitto, convenzionalmente diviso in due momenti: una Seconda ed una Terza Guerra Sannitica, caratterizzate da scontri durissimi durati circa quarant'anni e segnati nel racconto di Livio da episodi memorabili . La Seconda e la Terza Guerra Sannitica riservarono momenti durissimi, anche non particolarmente memorabili, per i Romani, come ad esempio le Forche Caudine: i due consoli romani del 321 a.C. (durante la Seconda Guerra Sannitica) si addentrarono in un’area compresa fra Caserta e Benevento, in mezzo agli Appennini, e presso le Forche Caudine furono circondati e costretti ad una resa umiliante, perché dovettero passare chini sotto i ferri incrociati delle spade del nemico. A lungo andare, tuttavia, i Romani riuscirono ad avere la meglio (sebbene la tradizione liviana elenchi vittorie mai avvenute) perché introdussero una forte innovazione nella tattica militare: l’esercito romano, coniato sul modello dell’esercito oplitico greco , era incapace di contrastare un popolo che abitava in mezzo agli Appennini dal momento che Roma non riusciva ad organizzare una battaglia campale; furono ora organizzati manipoli di uomini secondo uno schieramento a scacchiera. Questa innovazione permise a Roma di vincere nonostante nel corso della Seconda e della Terza Guerra Sannitica, accanto ai Latini, si fossero schierati anche Lucani, Umbri, Sabini, Sanniti, Etruschi e Galli Senoni. Lo scontro decisivo si verificò nel 295 a.C. a Sentino, in Umbria, e fu una grande vittoria per Roma: una dopo l’altra, tutte le comunità che avevano partecipato alla Terza Guerra Sannitica decrebbero (spontaneamente o meno) e il dominio romano raggiunse la costa adriatica. Se alla fine della Seconda Guerra Sannitica era già stata costruita la via Appia, da Roma a Capua, alla fine della Terza Guerra Sannitica venne aperta la via Flaminia (dal console Gaio Flaminio) per connettere Roma alla costa adriatica.

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