Concetti Chiave
- Il colosso bronzeo dei Musei Capitolini potrebbe essere stato dedicato a Costantino divus post mortem, con legami iconografici ai ritratti monetali di Costantino.
- Costantino ha evitato rappresentazioni colossali a Roma tra il 312-315, preferendo dedicare la sua effigie a Costantinopoli nel 330, influenzato da scrupoli politici.
- La lontananza di Costantino da Roma ha portato a mantenere viva la devozione del popolo romano attraverso il Colosso antistante il tempio di Venere e Roma.
- Le cerimonie a Costantinopoli, come quelle nell'ippodromo, richiamavano eventi romani, suggerendo un intento di assimilazione culturale tra le due città.
- Costantino non si limitava a importare rituali da Roma a Costantinopoli, ma creava anche parallelismi tra le due sedi imperiali, un tema ancora poco esplorato.
Il colosso bronzeo e Costantino
Secondo alcuni il colosso bronzeo dei Musei Capitolini (che lo si voglia o meno identificare con il Colosso neroniano) sarebbe stato dedicato a Costantino divus post mortem.
Ritratti e simboli di potere
Nella maschera facciale, comunque, ha straordinarie consonanze con i ritratti radiati impressi su monete non posteriori al 326 e richiama l’effigie colossale in bronzo di Costantino Helios dedicata a Costantinopoli nel 330. Solo scrupoli politici potrebbero aver imposto a Costantino di evitare, nel 312-315, di farsi rappresentare a Roma radiato e in forma colossale, con in mano il globo sormontato da Nike o da Tyche, come a Costantinopoli nel 330.
Cerimonie e parallelismi tra Roma e Costantinopoli
Proprio la lontananza dall’Urbe, dopo la conquista dell’Oriente, peraltro, potrebbe aver suggerito di mantenere viva la devozione del popolo romano verso un imperatore che risiedeva stabilmente altrove, facendola convergere sul Colosso antistante il tempio di Venere e Roma. Le manifestazioni cerimoniali ricordate ancora da fonti successive anche all’ippodromo, identificato con il Templum Solis nei cosiddetti Mirabilia del XII secolo, ricordano la festa organizzata a Costantinopoli nell’ippodromo per la dedica della città e che, secondo Malala, si svolgeva ancora ai suoi tempi. In tal senso, Costantino non avrebbe solo importato statue e rituali di fondazione da Roma a Costantinopoli, perché la nuova Bisanzio fosse assimilata alla vecchia Roma, ma avrebbe continuato a creare parallelismi tra le due sedi operando anche in direzione opposta: un aspetto non ancora indagato.
Domande da interrogazione
- Qual è il legame tra il colosso bronzeo dei Musei Capitolini e Costantino?
- Perché Costantino evitò di farsi rappresentare a Roma in forma colossale?
- In che modo Costantino mantenne viva la devozione del popolo romano?
Il colosso bronzeo potrebbe essere stato dedicato a Costantino post mortem, con ritratti che richiamano le effigi colossali di Costantino Helios a Costantinopoli nel 330, suggerendo un legame simbolico di potere (testo).
Costantino potrebbe aver evitato di farsi rappresentare a Roma in forma colossale tra il 312 e il 315 per motivi politici, preferendo una rappresentazione più sobria rispetto a quella di Costantinopoli (testo).
Costantino mantenne viva la devozione del popolo romano verso di lui, nonostante la sua residenza a Costantinopoli, attraverso cerimonie e parallelismi tra Roma e la nuova capitale, come il Colosso antistante il tempio di Venere e Roma (testo).