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Tempio di Venere e Roma

Secondo alcuni il colosso bronzeo dei Musei Capitolini (che lo si voglia o meno identificare con il Colosso neroniano) sarebbe stato dedicato a Costantino divus post mortem. Nella maschera facciale, comunque, ha straordinarie consonanze con i ritratti radiati impressi su monete non posteriori al 326 e richiama l’effigie colossale in bronzo di Costantino Helios dedicata a Costantinopoli nel 330. Solo scrupoli politici potrebbero aver imposto a Costantino di evitare, nel 312-315, di farsi rappresentare a Roma radiato e in forma colossale, con in mano il globo sormontato da Nike o da Tyche, come a Costantinopoli nel 330. Proprio la lontananza dall’Urbe, dopo la conquista dell’Oriente, peraltro, potrebbe aver suggerito di mantenere viva la devozione del popolo romano verso un imperatore che risiedeva stabilmente altrove, facendola convergere sul Colosso antistante il tempio di Venere e Roma. Le manifestazioni cerimoniali ricordate ancora da fonti successive anche all’ippodromo, identificato con il Templum Solis nei cosiddetti Mirabilia del XII secolo, ricordano la festa organizzata a Costantinopoli nell’ippodromo per la dedica della città e che, secondo Malala, si svolgeva ancora ai suoi tempi. In tal senso, Costantino non avrebbe solo importato statue e rituali di fondazione da Roma a Costantinopoli, perché la nuova Bisanzio fosse assimilata alla vecchia Roma, ma avrebbe continuato a creare parallelismi tra le due sedi operando anche in direzione opposta: un aspetto non ancora indagato.

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