La rivolta di Spartaco

Nel 73 a.C. scoppiò la più grande e importante rivolta di schiavi della storia.
Siamo a Capua in un ludus (palestra per gladiatori) appartenente a Lentulo Batiato.
Spartaco, Crisso(un gallo) e Enomao (un altro celta), misero fuori gioco le sentinelle di Batiato. Si armarono di spiedi e coltellacci da cucina e tentarono di trascinare fuori dalla scuola tutti i restanti compagni, circa 200 anime. Riuscirono in 70. Percorrendo le vie di Capua, si imbatterono in un paio di carri che trasportavano armi per gladiatori, superarono le porte della città e si diressero verso il Vesuvio a circa 30 Km a sud.Il Senato romano dal canto suo approvò noiosamente un provvedimento che dava mandato al pretore Caio Claudio Glabro di occuparsi della questione. Glabro era di estrazione plebea ma vantava una qualche lontana parentela con la Gens Claudia. La sua ascesa politica si arrestò proprio sul Vesuvio. Gli furono forniti circa 3000 uomini, raccolti per arruolamento volontario.Il nostro pretore assediò il vulcano, lasciando incustodito un pendio inaccessibile.

Nottetempo Spartaco e i suoi si calarono giù proprio da qual pendio grazie a corde e scale costruite con i tralci di vite selvatica. Aggirarono le posizioni di Glabro e attaccarono l'accampamento romano, conquistandolo.
Chi tra i romani, non trovò la morte si diede alla fuga. Glabro morì. Gli ex schiavi si portarono via armi, equipaggiamenti, cibo e cavalli, persino le insegne del pretore. Simile sorte toccò alla seconda armata spedita da Roma, sotto il comando di un altro pretore, Varinio. Altri 7000 fanti raccolti per strada e armati alla bene in meglio furono sbaragliati da Spartaco e Crisso.

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