Genius 13137 punti

Sparta - Politica conservatrice

Dopo le vittorie greche sui Persiani, la guerra non terminò; formalmente Greci e Persiani rimasero in uno stato di belligeranza ancora per alcuni decenni: in questa fase – che potremmo definire di “guerra fredda” e, in generale, né l’uno né l’altro dei contendenti si impegnò a fondo, comunque, si stabilizzarono per circa un secolo: i Greci erano padroni del Mar Egeo e delle coste dell’Asia Minore, i Persiani conservavano intatto il resto del loro impero.

I meriti della vittoria militare erano stati egualmente di Spartani e Ateniesi, ma furono però questi ultimi a sfruttarne pienamente le conseguenze. Ciò dipese in primo luogo dalla diversità del rispettivo spartane, rigidamente finalizzata alla conservazione dell’equilibrio tra gli “uguali”, non consentivano a Sparta di condurre una politica dinamica al di fuori dei propri confini (dove il controllo della società sui cittadini era minore).

Inoltre, per continuare la guerra contro i Persiani occorreva sguarnire il proprio territorio, con il rischio che gli iloti approfittassero dell’occasione per ribellarsi. Perciò il vincitore di Platea, Pausania, che guidava l’esercito alla testa della coalizione greca, fu richiamato in patria e dopo alcuni anni messo a morte con l’accusa di aver complottato contro la costituzione (468 a.C).

Prevalse in questo modo la politica conservatrice degli efori, cosicché Sparta rinunciò a qualsiasi attività espansionistica al di fuori dei propri confini e si concentrò interamente sulla conservazione del predominio nel Peloponneso.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email