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Sargon - Lo sviluppo dell’ideologia imperiale

I sucessori di Sargon riuscirono a conservare i confini del regno. Uno di essi, Naram-Sin, distrusse anche la grande città di Ebla, in Siria (attorno al 2300 a.C). Le forze di cui disponevano questo primo embrione dell’impero, tuttavia, non potevano essere sufficienti per conservare saldamente le regioni conquistate: alla partenza dell’esercito invasore, infatti, i principi delle città conquistate potevano facilmente riprendere il potere, o pagavano un tributo che li rendeva da fatto autonomi nelle loro terre. In ogni caso, anche se l’impero accadico non può certo essere paragonato per estensione e per potenza a quelli che sarebbero venuti in seguito, è importante osservare che già agli albori della storia orientale compare ben definita l’ideologia imperiale, che si trasmise poi integralmente alle successive costruzioni politiche. Essa si fondava sul principio che il compito storico del re fosse quello di porre sotto il suo dominio tutti i popoli circostanti; il fondamentale giuridico di questa conquista era che gli dei (nel caso di Sargon il duo Enlil) “donavano” al re di un popolo il dominio su tutti gli altri ed egli perciò era autorizzato a esercitarlo.

Anche se frutto del “dono” del dio, il potere del re Sargon e dei suoi successori era comunque autonomo e separato da quello religioso: i sovrani accadi non erano tali in quanto rappresentanti o esecutori della volontà divina, erano capi politici e basta. Fu questo un decisivo lascito degli Accadi alla storia dei popoli mesopotamici: il tempio, che fino ad allora si era spesso configurato come centro direttivo dello Stato e quasi simbolo visibile del potere, aveva ormai ceduto definitivamente il primato al palazzo, residenza del re e della sua guardia armata; con gli Accadi si perfezionò quel processo di separazione del potere politico da quello religoso che era iniziato già nel regno sumero.

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