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Roma - Leggi Licinie Sestie e Legge Ortensia


Leggi Licinie Sestie (367 a.C.)

La guerra tra patrizi e plebei può considerarsi finita soltanto nel 367 a.C., quando l’approvazione delle leggi Licinie Sestie comportò il riconoscimento ai plebei del diritto di accedere al consolato; tuttavia, anche se gli venne riconosciuta questa possibilità (teoricamente ogni anno potevano essere eletti un console patrizio ed uno plebeo) ciò non significa che questo avvenne necessariamente: i plebei potevano presentare propri candidati per le elezioni al consolato, ma per accedervi occorrevano mezzi economici che solo una piccolissima parte della plebe possedeva. Per la completa parificazione legislativa tra patrizi e plebei bastò un secolo, ma concretamente occorse un periodo di tempo più lungo; questo processo fu molto importante perché allargò l’aristocrazia originaria trasformandola in una nobilitas patrizio-plebea: nobilis non diventava chi era figlio dei patres o comunque aveva sangue gentilizio, ma chi annoverava magistrati tra i propri antenati.

Lex Hortensia (287 a.C.)

L’altra grande conquista plebea fu l’integrazione dei propri istituti (concili e tribuni della plebe) nella costituzione statale. Nel 339 a.C. Publilio Filone fece approvare una legge che sanciva valore di legge ai plebisciti (cioè le delibere prese nei concilia plebis), il Senato diede il proprio consenso ma impose l’obbligo di approvazione preventiva (per cui potevano essere proposte solamente quelle richieste che stavano bene ai senatori); soltanto con la lex Hortensia (proposta dal tribuno Quinto Ortensio) del 287 a.C. i plebisciti vennero equiparati in toto alle leggi comiziali, attraverso la rimozione dell’obbligo di approvazione preventiva.
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