Video appunto: Roma - Guerra giugurtina
I patrizi in concreto, essi erano favorevoli al rafforzamento del senato (e tenacemente contrari alle rivendicazioni delle masse popolari e a qualsiasi cambiamento che potesse ridimensionare i loro privilegi politici ed economici. Populares, gli 'amici del popolo', erano invece quei nobili che, come i Gracchi, si facevano interpreti delle esigenze dei cittadini impoveriti, del potere economico dei cavalieri.
Favorevoli al ridimensionamento del potere e dell'autorità del senato, essi propugnavano la necessità di definire un nuovo equilibrio che ampliasse e consolidasse la base della cittadinanza e della vita politica a Roma. La rivalità tra le due fazioni, unita alla crescente personalizzazione della lotta politica, sarebbe diventata sempre più aspra, fino a provocare la definitiva crisi della repubblica. Alla fine del II secolo a.C. la crisi esplose violenta.

A scatenarla furono eventi bellici e minacce che misero in luce tutte le tensioni interne al tessuto sociale e politico romano. Nel 113 a.C. due potenti tribù germaniche, i Cimbri e i Teutoni, si misero in marcia dalle coste del Mar Baltico travolgendo le resistenze romane e arrivando a invadere la provincia della Gallia Transalpina (“al di là delle Alpi”), o Narbonense, istituita pochi anni prima con la fondazione della colonia di Narbona. Nel 112 a.C., sull'opposto versante del Mediterraneo, il re di Numidia Giugurta (la Numidia corrispondeva grosso modo alle odierne Tunisia e Algeria) trucidò nella città di Cirta centinaia di mercanti italici e romani. Gli ottimati sostenevano la priorità della minaccia germanica; i cavalieri, appoggiati dai popolari, premevano per un intervento a tutela e promozione dei propri affari in Africa. Vinse il partito della guerra giugurtina (112-105 a.C.), che venne però condotta fiaccamente con gravi umiliazioni per le armi romane. Si diffusero allora voci sulla corruzione di alcuni senatori da parte di Giugurta. A furor di popolo, abilmente alimentato da cavalieri e popolari, fu eletto al consolato nel 107 a.C. Gaio Mario, il quale assunse la guida della guerra giugurtina.