Video appunto: Roma antica - Turismo

Il turismo nella Roma antica



Nel mondo antico, mettersi in viaggio era faticoso, costoso e a volte comportava anche dei pericoli. Per questi motivi, esso veniva intrapreso soltanto per necessità, per affari privati o pubblici, per cure termali, per pellegrinaggi religiosi a santuari o oracoli, oppure per partecipare a giochi o feste nazionali.
La presenza di acque termali o di località in cui si tenevano i giochi ebbero una fama che perdurò nel tempo.
Innanzitutto, occorre precisare che il gusto del viaggio solo con lo scopo di vedere il mondo (allora conosciuto) era possibile solo al ceto ricco e comunque si fece strada dopo l’incontro diretto con la civiltà greca. Sappiamo che, dopo la battaglia di Pidna che assicurò a Roma il possesso della Macedonia, il console Lucio Emilio Paolo, nel 168 a.C., compì un lungo viaggio in Grecia che gli permise di visitare luoghi, monumenti, templi, santuari e anche le meraviglie della naturali. Ecco perché si può affermare che egli inaugurò la moda del turismo culturale.

Tuttavia, ben presto, l’interesse turistico ebbe per oggetto anche la penisola italica. In molte città esistevano reperti o richiami vari che la fantasia del popolo trasformò in realtà. Ad esempio, al Circeo si parlava dell’esistenza del boccale usato da Ulisse quando fu ospite della maga Circe, oppure nel VI secolo d.C. a Roma si conservata la nave con cui Enea sarebbe approdato sulle coste del Lazio. Inoltre a Metaponto era possibile visitare la casa in cui era vissuto Pitagora. Anche i luoghi della tradizione romana e italica in genere cominciarono a diventare meta dei turisti. A Roma veniva visitata l’Ara Pacis, la colonna Traiana nel Foro, oppure altri cimeli più o meno autentici, tra cui il manto reale di Servio Tullio, conservato nel tempio della Fortuna o la spada di Cesare, esposta nel tempio di Marte. Nel frattempo, si intensificavano i viaggi con destinazione la Grecia, l’Egitto, l’Asia Minore. Molto attraenti erano le Piramidi, la Sfinge e la colossale statua di Memnome che si credeva parlasse ai visitatori. Sono tutti monumenti che in base al grande numero di graffiti lasciati, ci fanno capire che erano visitati da folle di turisti.
Col tempo, gli itinerari si moltiplicarono e ad essi fecero seguito le guide con la descrizione dei luoghi e con annotazioni mitologiche, folkloristiche o storiche. Per i viaggi erano disponibili anche apposite carte su pergamena. La più nota è la Tabula Peutingeriana, lunga 6,50 metri e conservata a Vienna: essa rappresenta l’Impero con tutta la rete stradale e le città sono indicate in caratteri di grandezza diversa a seconda dell’importanza e addirittura con le locande presenti lungo il percorso.
Quando, nel IV secolo d.C, il Cristianesimo fu riconosciuto, nacque un nuovo di tipo di turismo o di spostamento: si trattava dei vescovi e degli uomini di Chiesa in genere che si spostavano per partecipare ai concili, per altro molto frequenti. Pertanto, alle destinazioni del mondo classico, si vennero a sostituire come mete di viaggio, la Terra Santa e tutti quei luoghi legati alla vita di Gesù Cristo o menzionati dalla Bibbia. Secondo San Girolamo, uno dei padri della Chiesa più autorevoli, il pellegrinaggio in un luogo santo era un obbligo per i Cristiani. Per venire in aiuto a questi spostamenti, egli fondò a Betlemme uno dei primi conventi, gestito da alcune pie donne venute appositamente da Roma. Già allora era frequente l’acquisto o la presenza di “souvenirs”: la terra del Calvario, l’acqua del Giordano od altri oggetti fabbricati appositamente per costituire un ricordo per i pellegrini. L’intensificazione dei viaggi, comportò anche la creazioni di ospizi, spesso con sovvenzione di privati, perché non era sempre sicuro per in pellegrini sostare in una delle tante locande esistenti lungo il percorso. Questi edifici rivestiranno poi una grande importanza durante il Medio Evo.