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La religione nei secoli dell'Alto Impero

La religione cristiana, che in seguito diventerà dominante in Europa e si diffonderà nel mondo, inizialmente era solo una delle numerose religioni che arrivarono a Roma.
Sappiamo già che il mondo romano era tollerante in materia religiosa, aveva già accolto diverse divinità straniere e le aveva in parte assimilate alle proprie, aveva permesso il sincretismo religioso, come mai attuò invece nei confronti de cristianesimo interventi repressivi e vere e proprie persecuzioni?
Prima di poter rispondere alla domanda è necessario fare una precisazione e poi una breve rassegna dei culti principali.
La religione romana tradizionale era sempre viva e praticata anche se con una serie di rituali ormai vuoti (nonostante il tentativo di rilancio da parte di Augusto) ma aveva un carattere pubblico, cioè regolava i rapporti tra città e mondo divino ma escludeva un rapporto personale con la sfera divina.

Si trattava insomma di una religione senza anima, per gli stati e non per gli individui, che non prendeva in considerazione i bisogni spirituali e le domande esistenziali dell'uomo.
Diffusione di nuovi culti: dopo l'affermazione in età ellenistica del culto del sovrano che però svelò presto i suoi limiti, dall'Oriente arrivano nuovi culti basati su cerimonie segrete riservate ad un ristretto gruppo di iniziati (misteri).
Misteri eleusini: di origine molto antica, greci, rievocavano la vicenda di Persefone rapita a Demetra da Ade; nasceva un bambino divino e gli iniziati avrebbero avuto una condizione privilegiata nell'aldilà.
Culti di Iside: vengono dall'Egitto, si basano sulla vittoria della vita sulla morte (Osiride ricomposto, nasce il figlio Horo).
La dea si presenta come una madre affettuosa che conforta e ama i suoi devoti. Necessaria l'iniziazione (periodo di purificazione di 11 mesi).
Culto del dio Mitra: in origine aiutante di Ahura Mazda contro il male, poi diventa il dio della luce e viene identificato con il sole (sol invictus).
I seguaci devono vivere integramente e, adeguatamente purificati, avrebbero raggiunto la felicità in cielo (paradiso).
Ricordiamo infine che a Roma era presente e economicamente attiva una comunità ebraica molto antica e legata alla propria religione: l'ebraismo o giudaismo.
Questa religione proviene dalla Palestina e da essa si svilupperà il cristianesimo, derivato dalla figura e dalla predicazione di Gesù, detto il Cristo (unto, consacrato) cioè con termine ebraico il Messia.
La nascita del cristianesimo
La Palestina venne conquistata nel 63 a.C tramite Pompeo, ma mantenne una certa autonomia di governo.
Tra il 31 e il 4 a.C regnò Erode il Grande, alleato di Roma e sottoposto alla vigilanza di un procuratore romano (incongruenze sulla nascita di Gesù).
Alla sua morte si divise il regno tra i tre figli e venne riunificato da un discendente (Erode Agrippa) nel 34dC; alla sua morte nel 44 la Palestina divenne provincia romanica (Giudea). Successivamente due grandi rivolte riguardarono questa provincia:
nel 66-70, sedata dall'imperatore Tito che distrusse il tempio di Gerusalemme.
Nel 133-135, sedata da Adriano con nuova distruzione di Gerusalemme e grande diaspora.
Al momento della nascita di Cristo erano attive diverse sette, gruppi religiosi che aderivano ad una particoree4lare visione del mondo.
Le sette presenti in Palestina:
Esseni: vivevano nel deserto come monaci, in attesa dell'arrivo del Messia.
Sadducei: sacerdoti che seguivano solo la legge di Mosè.
Farisei: si volevano distinguere da chi non seguiva la legge ebraica e osservavano scrupolosamente le molteplici aggiunte.
Zeloti: intransigenti, non pagavano le tasse all'imperatore e volevano la cacciata dei Romani; al loro interno c'era il gruppo dei "sicari" (sica=coltello) fautori dell'uso della violenza contro gli occupanti.
Samaritani: gruppo etnico religioso.
L'insieme del popolo ebraico non si esauriva in questi gruppi ma ne subivano l'influenza.
La nascita del cristianesimo
Nella sua vita terrena Gesù si era dichiarato figlio di Dio e da lui inviato sulla Terra, aveva predicato l'amore per il prossimo, la fratellanza e la purezza interiore; aveva proclamato l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio.
La vita di Gesù si concluse a 33 anni con la morte per crocifissione sulla base di due accuse:
quella di bestemmia da parte del sinedrio per essersi proclamato figlio di Dio.
quella di aver incitato alla rivolta contro i Romani perchè si diceva re dei Giudei e invitava ad obbedire solo a Dio; fu condannato da Ponzio Pilato, procuratore romano che peraltro aveva dei dubbi ma per evitare una rivolta decise di condannarlo.
La condanna alla crocifissione era quella destinata ai delinquenti comuni; tre giorni dopo la morte il sepolcro fu trovato vuoto e si sparse la voce della sua resurrezione.
Dopo un breve periodo di sbandamento iniziò da parte dei seguaci la predicazione del vangelo, l'annuncio di Cristo e a distanza di 20 anni i cristiani erano già presenti in molti centri del Mediterraneo.
Artefici della diffusione del messaggio cristiano furono soprattutto l'apostolo Pietro e Paolo di Tarso, un ebreo convertitosi e divenuto uno dei più convinti diffusori del messaggio evangelico al mondo intero (ai gentili, non solo agli ebrei).
La predicazione di questi apostoli puntava a fare conoscere il messaggio di Cristo e la speranza di salvezza eterna, raggiungibile da tutti gli esseri viventi senza distinzione di razza, sesso o origine.
Inizialmente la predicazione raggiunse soprattutto le classi sociali più umili, che coglievano nella nuova religione una particolare attenzione verso i poveri e gli ultimi.
Poi dal II e III secolo si diffuse anche presso ceti più elevati che la percepirono come una risposta alla crisi spirituale che la civiltà romana stava attraversando.
I gruppi di cristiani che si riunivano per celebrare i riti (preghiera comune, rievocazione dell'ultima cena) e prepararsi al battesimo mediante un periodo di preparazione si chiamavano chiese (da ecclesia, assemblea); il termine poi passò ad indicare il luogo dove queste riunioni si tenevano.
Col crescere dei seguaci si arrivò ad una organizzazione più strutturata, meno spontanea, che prese il nome di gerarchia.
Le comunità più importanti erano guidate da un vescovo (episkopos, sorvegliante); quello di Roma divenne il più importante, capo della chiesa universale.
Sotto stavano i presbiteri o preti, che si occupavano del culto e della liturgia, distribuivano i sacramenti, amministravano i beni della comunità e aiutavano i poveri.
Nella società dell'impero le comunità cristiane tendevano a vivere separate con regole e comportamenti diversi e lontani da quelli pagani, da cui si staccavano sempre di più.
La loro vita isolata viene scambiata per pigrizia e indolenza.
Si diffusero calunnie sui loro riti (infanticidi, distribuzione del corpo e del sangue di Cristo).
Non piaceva l'ascetismo della loro vita: digiuno, preghiere, fedeltà coniugale, rifiuto degli spettacoli.
In quanto diversi diventano un bersaglio sociale.
Gli aspetti meno tollerati di questa religione erano: il monoteismo, il pacifismo (rifiuto delle guerre) e soprattutto rifiuto di adorare l'imperatore come un dio che appariva una forma di ribellione che turbava l'ordine pubblico (delitto di lesa maestà).
Non sempre i cristiani furono perseguitati, ma ci furono almeno tre grandi persecuzioni:
sotto l'imperatore Decio;
sotto Valeriano;
sotto Diocleziano (303, l'ultima);
Nessuno di questi interventi riuscì a sradicare questa religione perchè i seguaci accettavano il martirio come estrema forma di testimonianza che avrebbe garantito loro l'accesso alla salvezza eterna.
Ricordiamo le catacombe, gallerie sotterranee fino a 20 metri, strette circa un metro e alte 2-3 metri, erano i luoghi per seppellire i morti, non rifugi per sottrarsi alle persecuzioni (non sarebbe stato possibile sopravvivere a lungo in spazi così ristretti).
Ricordiamo che in questi periodi si sviluppò un pensiero filosofico cristiano per mano degli apologeti, scrittori che difendevano i cristiani dalle accuse di immoralità e empietà (Giustino).
Scrivevano in lingua greca o latina e furono chiamati anche padri della chiesa poichè contribuirono a fornire al cristianesimo una coscenza d'identità.
I padri del III secolo furono Tertulliano, Minucio Felice, Lattanzio.
Le ragioni del successo del cristianesimo sono molte, ne ricordiamo alcune, ad esempio:
forte tendenza al proselitismo (seguaci);
universalismo (il messaggio è rivolto a tutti);
insistenza sull'adesione personale alla dottrina;
aspetto comunitario;
Le comunità cristiane sentirono il bisogno di definire la dottrina e precisare l'ortodossia (=giusta credenza); si svilupparono dibattiti e si svilupparono eresie come:
-gnosticismo: salvezza raggiunta tramite la conoscenza intuitiva dei misteri della fede; Gesù non è figlio di Dio;
-manicheismo: dalla Persia nel III secolo per opera di un aristocratico; carattere dualistico della lotta tra il bene e il male (sintesi tra buddhismo, zoroastrismo e cristianesimo);
-arianesimo: da Alessandria d'Egitto, ad opera di un prete, Ario, all'inizio del IV sec, la più diffusa; Dio non si è incarnato, ma Gesù è un inviato.
Per risolvere i conflitti con le eresie l'imperatore Costantino convocò il Consiglio di Nicea (Asia Minore) nel 325 a cui parteciparono tutti i vescovi.
Le decisioni del consiglio vennero riassunte nel Simbolum Nicenum, il Credo che i cattolici recitano ancora oggi.
L'arianesimo venne condannato ma sopravvisse perché trovò accoglienza tra le popolazioni barbariche.

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