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Concetti Chiave

  • I Romani consideravano fondamentali i riti religiosi, dove qualsiasi errore costringeva a ripetere l'intera cerimonia.
  • Il tempio, inizialmente campo di osservazione per gli àuguri, divenne un luogo sacro per accogliere le divinità e le loro statue.
  • Le preghiere romane prevedevano formule recitate ad alta voce, con gesti di supplica e terminavano con un'adorazione o una prosternazione.
  • I sacrifici richiedevano animali immacolati, con procedure specifiche come la libazione e l'esame delle viscere da parte degli aruspici.
  • Oltre a preghiere e sacrifici, esistevano pratiche eccezionali come la purificazione, la devotio e la consecratio capitis, ognuna con rituali distintivi.

Indice

  1. Importanza dei riti romani
  2. Il tempio e il culto
  3. Preghiere e promesse
  4. Sacrifici e animali immolati
  5. Giochi e pratiche eccezionali

Importanza dei riti romani

I Romani attribuivano un’estrema importanza all’osservazione rigorosa dei riti: un’omissione o una trascuratezza costringevano a ricominciare tutta la cerimonia. Le pratiche ordinarie dei fedeli erano le preghiere, i sacrifici, i voti (o promesse)

Il tempio e il culto

Il luogo per eccellenza del culto era il tempio (= templum) Innanzitutto, il termine designava un campo di osservazione rettangolare che l’àugure tracciava nel cielo con il suo bastone ricurvo, chiamato lituus et dove osservava il passaggio di uccelli, che era favorevole se proveniva da destra o sfavorevole se proveniva da sinistra. Successivamente il termine ha designato la parte del cielo che sovrastava il recinto sacro di Roma, nel cui centro aveva luogo di solito le osservazioni degli àuguri. Infine, più tardi la parola tempio significò dimora di una divinità. Infatti esso era destinato ad accogliere la statua di un dio. Il culto si celebrava davanti al tempio, all’aria aperta, intorno ad un altare: chiamato altaria, se si trattava di un dio superiore o ara nel caso in cui si trattasse di un’altra divinità. I templi di solito erano rettangolari e di piccola dimensione; d’altra parte la folla non vi accedeva mai. Altri luoghi di culto erano le cappelle (= aedicula), con una statua e sacellum, con un altare), i boschi sacri o alcune fontane.

Preghiere e promesse

Il fedele ripeteva ad alta voce le formule lette dal sacerdote, al fine di evitare ogni errore; teneva la testa coperta e rivolta verso est, toccava l’altare o le ginocchia della statua, in un atteggiamento che ricorda il supplicante. La preghiera terminava sempre con l’adoratio o con la supplicatio. L’adoratio era costituita da un bacio inviato alla divinità con la mano sinistra, mentre la supplicatio corrisponde alla prosternazione moderna. I Romani erano anche soliti fare delle promesse ad un dio (= vota facere, vota suscipere, vota concipere). Le promesse potevano essere: costruire un tempio celebrare dei giochi (i cosiddetti ludi votivi), offrire sacrifici, doni, primizie del raccolto. A volte la promessa veniva trascritta su di una tavoletta attaccata ad un ginocchio della statua.

Sacrifici e animali immolati

Alle preghiere e ai voti, facevano seguito i sacrifici. Colui che offriva il sacrificio agli dei doveva prima lavarsi interamente e quindi indossare un abito bianco.

Gli animali da immolare si chiamavano victima, nel caso di bestiame di grossa stazza o hostia, nel caso di un piccolo animale. Essi dovevano essere immacolati, senza alcuna macchia. Inoltre erano ornati di piccole strisce e le corna erano dorate. Alcuni servitori li tenevano per una corda, senza tirare, per dare l’impressione che al’animale andava volontariamente verso il sacrificio. Prima del sacrificio si procedeva alla libatio (= libagione): sulla testa dell’animale veniva posto un dolce fabbricato dalle Vestali con il miele e della farina salata ed innaffiato con vino assaggiato dai preti e da tutti coloro che assistevano al sacrificio. Una volta immolata, l’animale veniva ridotto in pezzi e gli aruspici esaminavano le viscere. Sembra che all'inizio i sacrifici umani fossero altrettanto frequenti,

Giochi e pratiche eccezionali

Anche i giochi facevano parte delle pratiche religiose pubbliche er fu per questo che fu costruito il Circus Maximus, decidendo, nel contempo, di indire annualmente i Ludi Romani

Oltre alle preghiere, i voti, i sacrifici e i giochi esistevano anche delle pratiche di culto eccezionali come

• la purificazione (= lustratio) che consisteva in una processione da fare tre volte intorno alloggetto da purificare e che terminava con il sacrificio di un animale.

• la devotio, cioè una promessa per ottenere dalla divinità un favore importante a costo di vendere la propria anima agli dei degli Inferi

• la consecratio capitis, cioè una condanna religiosa che comportava l’esilio o la morte con confisca dei beni

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza dei riti nella religione romana?
  2. I Romani consideravano i riti fondamentali, tanto che un'omissione o una trascuratezza costringevano a ricominciare l'intera cerimonia, evidenziando l'importanza della precisione nelle pratiche religiose.

  3. Che ruolo aveva il tempio nel culto romano?
  4. Il tempio, inizialmente un campo di osservazione per gli àuguri, divenne la dimora delle divinità, dove si celebravano i culti all'aperto attorno a un altare, evidenziando la sacralità del luogo.

  5. Come si svolgevano le preghiere e le promesse dei Romani?
  6. I fedeli ripetevano ad alta voce le formule lette dal sacerdote, mantenendo un atteggiamento supplicante e terminando sempre con l'adoratio o la supplicatio, mentre le promesse potevano includere la costruzione di templi o l'offerta di sacrifici.

  7. Quali erano le modalità di sacrificio e gli animali immolati?
  8. I sacrifici richiedevano che l'officiante fosse purificato e vestito di bianco, e gli animali da immolare dovevano essere immacolati e decorati, con una libatio che precedeva l'immolazione.

  9. Quali pratiche eccezionali accompagnavano i riti religiosi romani?
  10. Oltre a preghiere e sacrifici, esistevano pratiche come la purificazione (lustratio), la devotio per ottenere favori divini, e la consecratio capitis, che comportava severe conseguenze come l'esilio o la morte.

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