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Allo scadere del triumvirato il 31 dicembre del 38 a.C: non furono prese deliberazioni costituzionali, cosicché il governo rimase di fatto nelle mani di Ottaviano: si trattava di una dittatura al di fuori di qualsiasi legalità, tanto che le fonti raccontano come Ottaviano si recasse in Senato con una corazza sotto la toga e la spada al fianco, non facendo entrare i senatori se non dopo la perquisizione ad opera dei suoi soldati. Sul piano militare grazie a due battaglie vittoriose contro le forze di Sesto Pompeo, Ottaviano riuscì a sgomberare lo stretto di Messina, ma fallì il suo tentativo di sbarco in Sicilia, così che dovette inviare Mecenate ad Atene per richiedere ad Antonio delle navi. Antonio venne a Brindisi nel 37 a.:C e grazie alle mediazione di Ottavia si incontrò in autunno con Ottaviano. L’accordo di Taranto prevede il rinnovo del triumvirato per un altro quinquennio e il reciproco aiuto tra i due contraenti.
Mentre Antonio tornò ad Atene per prepararsi alla guerra contro i parti, Ottaviano richiamò Agrippa dal governo delle Gallie per affidargli il comando delle operazioni contro Sesto Pompeo: dalla potente

Base creata in Campania, il generale mosse contro il nemico e riportò una vittoria, mentre Ottaviano sbarcava a Taormina. Poiché però la sua flotta era a rischio, preferì affidarne il comando a Cornificio e tornare in Italia. Quest’ultimo riuscì a ricongiungersi ad Agrippa e i due, grazie anche agli aiuti di Lepido dall’Africa ottenere la decisiva vittoria di Nauloco.

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