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La realtà storica di Roma


Gli storici oggi non possono accettare in blocco e alla lettera il racconto leggendario per varie ragioni: ad esempio le istituzioni religiose attribuite a Numa appartengono ad epoche diverse; il porto di Ostia iniziò la sua attività nel IV secolo a. C. e non può essere perciò una realizzazione di Anco Marzio; molti racconti cosi come ci sono stati tramandati, non sono verosimili. Nella leggenda c’è, tuttavia, un fondo di verità. Nella Roma dei primi tempi certamente vissero, l’una accanto all’altra, la popolazione romana e la popolazione sabina; il governo fu certamente monarchico, gli Etruschi ebbero un’influenza notevole sui Romani in tutti i campi. Noi possimo, oggi, cercando di distinguere la verità dalla favola, ricostruire abbastanza fedelmente le origini e le vicende della Roma del periodo monarchico. Roma fu allora con tutta probabilità, un gruppo di grossi villaggi e di capanne, abitati da pastori e agricoltori di origini latina e sabina. Questi villaggi sorsero su sette colli, distanti dalle acque stagnanti e malsane delle zone più basse, all’incrocio di più vie, non lontano dal Tevere, vicino anzi all’isola Tiberina, che rendeva facile il passaggio da una sponda all’altra del fiume. Qui convenivano le varie tribù sparse nella campagna per trattare questioni di interesse comune e per scambiare merci e prodotti della terra; qui era frequente il transito di mercanti etruschi, i quali, dalle loro sedi del Lazio settentrionale, movevano verso la Campania. Più tardi i villaggi si unirono in una Confederazione. Il Septimontium o città dei sette colli. La vita in quei tempi non era facile: fatta tutta di lotte tra i vari gruppi umani, era povera, rozza, primordiale.
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