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Consideriamo per un momento ciò che le fonti dicono riguardo alla morte di Cicerone, in vista dello studio dell’autore. Partiamo da Plutarco, il quale sostiene che Ottaviano si sforzò fino all'ultimo per salvare Cicerone. Cicerone allora si rifugiò nella sua villa di Formia. Però gli uomini di Antonio, capeggiati dal centurione Erennio e dal tribuno militare Popillio, lo raggiunsero. Le altre fonti invece non sono d'accordo riguardo alla persona che lo colpì. Plutarco afferma che sia stato Erennio, secondo Livio fu invece Pompillio, con questo ultimo concorda anche Seneca. Plutarco riferisce poi che, su ordine di Antonio, vennero tagliate la testa e le mani. Livio narra che la testa di Cicerone venne esposta sui rostri insieme alla mano destra. Cassio Dione, invece, fa riferimento alla testa e alla mano destra. Appiano dal canto suo dice che venne tagliata soltanto la mano destra. Inoltre, in Plutarco non c'è alcun riferimento al compenso dell'uccisore. Appiano, invece, narra che Antonio premiò il centurione con una corona e con un donativo in denaro. Infine, nel modo più grottesco, Cassio Dione racconta che Fulvia, la moglie di Antonio, prese la testa, gli apriì la bocca, estrasse la lingua che aveva parlato contro il marito e la trafisse con lo spillone che usava per raccogliere i capelli.

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