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Morfologia e cronologia della civiltà egizia
“L’Egitto-scrive lo storico greco Erodoto- è un dono del Nilo”. Senza questo fiume, infatti, la vita nella regione sarebbe stata impossibile. Scaturendo dai grandi laghi dell’Africa centrale, il Nilo infatti il fiume più lungo del mondo, attraversa durante la sua corsa gli altipiani dell’Etiopia, dove riceve il contributo di altri grandi corsi d’acqua e dopo una serie di grandi cascate, le cosiddette, Katterate, sfocia nel Mediterraneo con un immenso delta (questa denominazione deriva dalla forma della lettera greca delta, simile a un triangolo isoscele). Il suo corso traccia un corso, sottile come una lama, aprendosi la via in un deserto sabbioso che lo assedia dalla due parti. La presenza dell’acqua offre la possibilità di creare l’insediamenti umani lungo le due ristrette fasce di terra che costeggiano la riva: poco più di 6 km per ogni lato nel punto più largo, meno di 1 km in quello più stretto. Oltre questo nastro di terra coltivabile c’è il deserto che gli antichi egizi chiamavano “terra rossa” (poiché sabbiosa) in antitesi con la terra nera (terra fertile) da cui essi traevano alimento. Nell’antichità la vita della regione dipendeva completamente dal Nilo.
Il fiume era navigabile in entrambe le direzioni: dalla foce sino ai confini del Paese. Esso era quindi il più grande fiume di comunicazione che consentiva di collegare facilmente luoghi distanti centinaia di km; tutte le città egizie dunque scorgevano le rive fiume e questo contribuì a determinare un certa uniformità sia urbanistica sia culturale. Dalle piene del Nilo dipendeva l’approvvigionamento agricolo del Paese: infatti al contrario dei fiumi mesopotamici, le cui piene erano violente e distruttive, il Nilo aveva un regime assolutamente regolare.
Ogni anno, verso la fine di maggio, copiose piogge equatoriali interessavano le regioni delle sorgenti del fiume che perciò si ingrossava: il Nilo cresceva, straripava oltre gli argini e depositava sulla terra uno strato di limo che la rendeva fertile. Durante le piene, come scrive Erodoto, "le città egizie sorgevano dall’acqua con le loro mura, come se fossero isole, e gli Egizi andavano in barca attraverso la pianura"; poi, quando il fiume si era ritirato, i contadini potevano facilmente procedere alla semina e alla coltivazione.
Favorite dalle condizioni climatiche, le campagne producevano un raccolto abbondante e la terra non si esauriva poiché veniva ogni volta resa fertile dalla successiva alluvione stagionale. Grazie a questa situazione ambientale la popolazione lungo la valle del Nilo continuò ad aumentare: gli Egizi migliorarono il rendimento della terra, scavando canali e irrigando nuovi campi, l’agricoltura poté così svilupparsi ulteriormente, tanto che per tutta l’epoca antica l’Egitto fu definito il “granaio del mondo”.

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