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La nascita della metallurgia

Con la nascita di questi primi centri urbani dall’organizzazione complessa e con la diffusione dell’agricoltura si pongono le basi per un mondo nuovo: la primitiva Età della pietra volgeva dunque al termine. Questo mutamento significativo avvenne soprattutto con l’introduzione della metallurgia, ossia della capacità di plasmare e utilizzare il metallo, che ebbe luogo, probabilmente nel Vicino Oriente verso il 6.000 a.C.
Il primo metallo impiegato fu il rame, reperibile con una certa facilità allo stato naturale e facile da essere modellato o fuso a temperatura modeste. Con il rame furono fabbricati oggetti di ogni genere: recipienti, brocche, punte di freccia, asce e vari tipi di monili.
Il rame è tuttavia un materiale poco resistente; perciò un perfezionamento nell’uso dei metalli si verificò quando fu scoperto che, mescolando al rame (ossia, impiegando una “lega” dei quali elementi), si otteneva un materiale molto più resistente: il bronzo. La scoperta del bronzo fu un’altra tappa importante della storia umana, al punto che essa diede il nome a una nuova età: questa nuova epoca iniziò, per i popoli più progrediti, attorno al 3 000 a.C e si protrasse sino a quando alla metallurgia del bronzo si affiancò quella del ferro, con cui si inaugurò la cosiddetta “Età del ferro”, a partire dal 1200 a.C circa.

La lavorazione dei metalli implicava la presenza di specialisti, come i fabbri, che andavano quindi ad arricchire e diversificare le diverse funzioni sociali. Oltre alla creazione di manufatti d’uso comune, inoltre, si assiste in questa fase alla graduale diffusione di un artigianato di lusso, come la lavorazione dell’oro e la fabbricazione di gioielli.

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