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Mesopotamia - Terra in mezzo ai fiumi

Trasformazione del territorio e lo sviluppo culturale
I due grandi fiumi Tigri ed Eufrate nascono dai monti dell’Armenia e scorrono parallelamente verso Sud - Est, per sfociare infine nel Golfo Persico. La terra che essi delimitano (che corrisponde all’incirca al moderno Iraq) era nota sin dall’antichità con il nome di “Mesopotamia”, termine che in greco significa “in mezzo ai fiumi”. Questa regione costituisce l’estremità orientale della “mezzaluna fertile”, che corrispondeva anche l’Egitto e l’Anatolia.
Intorno al 10 000 a.C il clima della Mesopotamia, che prima era coperta da foreste e fertili praterie, subì un radicale cambiamento: le piogge divennero scarse, le terre si mutarono in deserti.
I gruppi umani si concentrarono allora presso le oasi e lungo le valli dei fiumi, dove il clima era favorevole, l’acqua abbondante e i contatti erano resi facili dalle vie fluviali. Proprio in questa fase ebbe inizio un graduale passaggio dalla caccia all’agricoltura, a cominciare dalla Palestina e da alcune aree dell’Anatolia sino ad arrivare alla Mesopotamia.

A poco a poco vennero colonizzate nuove zone, incanalate le acque dei fiumi per l’irrigazione e selezionate nuove specie di piante alimentari: la palma, il grano, l’orzo. Vennero costruiti silos per l’immagazzinamento dei raccolti e delle sementi; per la conservazione dell’acqua furono scavate cisterne rivestite da uno stucco impermeabile, che consentirono alla popolazione di sottrarsi alla dipendenza costante dai corsi d’acqua. I fiumi e i canali, inoltre, potevano fornire grandi quantità di pesci, mentre bovini e ovini pascolavano nelle zone steppose della regione. L’insieme di queste condizioni favorevoli determinò un notevole incremento demografico.

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