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235 o 238 fino a 268: periodo dell’anarchia militare

Massimino aveva bisogno di denaro dunque aggrava il peso dell’Annona Militaris, soprattutto sui grandi proprietari terrieri. La rivolta in Africa del 238 è appoggiata dal Senato contro un imperatore che conosciamo per Erodiano.

9/2/238

Come conseguenza all’appesantimento dell’Annona, i ricchi proprietari della Tunisia uccidono il governatore, che aveva esatto eccessivamente e Massimino ordina di dare morte a tutti i rivoltosi. Tutti i ricchi proprietari dell’intera provincia d’Africa si ribellando dunque offrendo il potere imperiale a Gordiano I della gens Sempronia che accetta insieme a suo figlio Gordiano II. Il Senato depone M. e accetta i Gordiani creando una contesa del potere in cui effettivamente governano 20 senatori. Il legato della Numidia, fedele a Massimino riunisce un esercito ben armato ed equipaggiato, a differenza dei rivoltosi.

Muoiono i Gordiani ma il senato nomina altri due imperatori per difendere l’Italia da Massimino, che viene ucciso dai suoi legati perché non accontentati con ciò che era stato promesso. I due nuovi imperatori non vanno d’accordo e i Pretoriani tolgono entrambi di mezzo. La sollevazione Africana ha innescato dei disordini e il processo storico degli eserciti porta al disfacimento di tutto. Eleggono Gordiano III, figlio 15enne della figlia di Gordiano I, ma il potere effettivo non è ben definito nelle mani di nessuno.

Sotto a questo imperatore avvenne la più grossa svalutazione monetaria di sempre: si conia il “doppio denario” che contiene il 25% d’argento. Questa manovra non ebbene nessun effetto se non la perdita di fiducia nella moneta e portare l’inflazione alle stelle. Sorge inoltre un nuovo problema: a Oriente i Persiani, indigeni delle zone a Est della Mesopotamia piano piano stanno sottomettendo la Partia portando alla Monarchia dei Sassanidi.
Il nuovo imperatore Gallieno riforma tutto lo stato imperiale riaccentrando tutti il potere delle mani del princeps, soprattutto in piano militare. Crea i reparti mobili della cavalleria. Capì che per evitare il crollo dell’impero serviva una politica di tolleranza per la religione. Gallieno aveva cercato con Plotino di fare appello alle migliori forza spirituali per cercare di tenere unito l’impero.

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