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Marozia

Gli anni successivi alla fine dell'impero carolingio videro ovunque il prevalere di forze locali. A questo fenomeno non sfuggirono né la città di Roma né la carica di papa. Le più importanti famiglie nobiliari della regione presero il controllo della città e imposero sul soglio pontificio i propri membri. Proprio per questa ragione, gli storici usano l'espressione di "papato nobiliare" per indicare le vicende pontifici e tra X e XI secolo.
La situazione caotica e di scontro continuo che caratterizza questo periodo, in cui gli imperatori erano assenti o imponenti, favorì il successo delle personalità più audaci e spietate, tra le quali emerse quella di una donna, Marozia. La peculiarità della sua vicenda ha determinato molte leggende, stimolata la composizione di opere teatrali e romanzi. Larga parte della sua vita e della sua azione restano però avvolte nel mistero. Marozia apparteneva a un importante famiglia dell'aristocrazia romana. Suo padre, Teofilatto, era nei fatti il padrone di Roma e del papato. Marozia crebbe in un clima di tensione e di complotti. Convolò a nozze con Albericio, signore di Spoleto e Camerino: un matrimonio di interesse, che aveva come scopo quello di rafforzare i legami tra le due dinastie. Dei quattro figli nati da questa unione, vale la pena di menzionare Albericio II, omonimo del padre, che anni dopo si presenterà sulla scena politica in modo determinante. In quegli stessi anni si dice che Marozia intrecciasse una relazione adulterina con il papa Sergio III da cui avrebbe avuto un figlio (ma secondo altre fonti si sarebbe trattato di un figlio avuto da Albericio).

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